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Nessuna tregua ancora per i gestori di bar, ristoranti e strutture alberghiere. Dopo la tenace resistenza del settore Ho.re.ca. ai due anni di pandemia, che ancora pesano sulle finanze dei gestori, adesso potrebbe arrivare un ingente rincaro su gas e materie prime in seguito alla tragedia della guerra in Ucraina. Anche se il rifornimento di gas non è stato ancora interrotto, il fattore di rischio va valutato e tenuto sotto controllo alla luce delle tensioni che si stanno facendo sempre più pressanti in Europa.

L’aumento delle bollette su gas e luce sta già mettendo in ginocchio attività commerciali e strutture ricettive che si stavano da poco ristabilendo dopo la crisi della pandemia. Gli aumenti non sono solo indicativi, ma concreti: le imprese operanti in questo settore dovranno sostenere un rincaro del 100% in bolletta, i costi passeranno da 4 mila a 7 mila euro in media e sono destinati a salire se il conflitto dovesse perdurare. I ristoranti e i bar registreranno un aumento sul gas e sull’elettricità, gli alberghi vedranno un aumento sui costi del riscaldamento dei locali che andranno da 15 mila a 24 mila euro.

Sommando le difficoltà degli anni della pandemia, che hanno rivoluzionato anche il metodo lavorativo dei gestori dei locali pubblici, alla nuova guerra che si sta tenendo in Ucraina e che minaccia di bloccare i rifornimenti di gas e materie prime, la situazione rischia di collassare e di portare alla chiusura definitiva di attività commerciali e imprese. Un momento delicato e tragico allo stesso tempo, al quale bisogna trovare una soluzione per permettere a questo settore di poter resistere.

Il “caro bollette” è un problema vitale per le imprese che può essere affrontato solo attraverso misure strutturali nazionali, i ristori che si sono messi in atto in questi due anni potrebbero non bastare per far resistere le attività e le imprese. Servono misure concrete e diversificate per proteggere questa classe di lavoratori che è da sempre la colonna portante dell’economia italiana e del turismo del nostro paese.

La difficile situazione che si sta presentando in queste settimane non riguarda solo gli Ho.re.ca., ma anche i negozi di alimentari, che dovranno sostenere ingenti spese di gas e luce per la refrigerazione degli alimenti e per il riscaldamento dei locali. 

Gli aumenti in bolletta avranno pesanti e ovvie ripercussioni anche sui consumatori, comportando l’aumento esponenziale dei prezzi sui prodotti da acquistare. Facciamo qualche esempio: le pizzerie hanno aumentato i prezzi delle pizze del 93,5%, il tramezzino al bar del +198,7%, la colazione al bar (cappuccino e cornetto) costa il 93,3% in più, per non parlare della pasta e dei prodotti farinacei, che con la guerra in Ucraina e la scarsità dei raccolti italiani potrebbe vedere i costi triplicarsi. A segnalare questo rischio è la Coldiretti, che afferma che il grano duro proveniente dall’estero pesa per il 40% sulla produzione di pasta italiana. Il risultato è che il prezzo della pasta, insieme a tutti gli altri prodotti a base di cereali e farina, potrebbe aumentare del 10%.

Alla luce di questi dati, ormai realtà per i gestori Ho.re.ca e per i consumatori, sono necessari interventi strutturali volti a garantire la sopravvivenza di queste attività e a proteggere da eventuali rischi dovuti alle tensioni della guerra all’estero.

Di Italya

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