Bilancio di mezza estate

ATTUALITA’

I dati iniziali, anche se da prendere con le dovute cautele, sull’andamento turistico  di questa calda estate 2009 ci forniscono spunti di riflessione interessanti e ci fanno trarre le prime considerazioni intorno alla stagione in corso, magari in tempo per effettuare qualche intervento che metta l’esercente in condizione di trarre il massimo dei benefici possibili dalle proprie attività commerciali. Del resto è importante fare tutto quanto è in nostro potere per evitare che il bilancio conclusivo si tinga di rosso.


A lanciare l’allarme sono state alcune fra le più diffuse e importanti associazioni di categoria sulla scorta dei risultati relativi al primo semestre del 2009 ed alle stime di chiusura dell’anno: stiamo diventando un paese Disneyland? L’osservazione nasce da alcune considerazioni di carattere generale: sull’intero territorio nazionale, ad esempio, nei 5 mesi appena trascorsi i pernottamenti hanno subito una diminuzione del – 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2008 e la Federturismo (l’associazione degli albergatori che fa capo a Confindustria) stima in un – 8,3% il saldo degli ultimi 12 mesi per quanto riguarda le presenza di stranieri nella penisola rispetto all’anno passato. In una situazione generale di decremento di visitatori si deve aggiungere la contrazione del periodo medio di permanenza, mentre si va facendo sempre più strada lo short stayer (visitatore lampo), colui che in una singola località si ferma soltanto per poche ore. A Venezia, la città che dopo Roma vanta il maggior numero di turisti ogni anno, su 20 milioni di visitatori ben 12 devono considerarsi short stayer e l’affluenza è, comunque, calata del – 5,1% nei confronti dello stesso periodo del 2008. Città cara per eccellenza (una gita di mezz’ora in gondola costa 100 euro, 200 se con il suonatore), accoglie con distacco i propri amanti che decidono di pernottare fra le sue “calli”, cullati dalle onde tenui dei canali, dal momento che gli 8 milioni di viaggiatori che dormono nei suoi alberghi si fermano in media per 2,8 giorni. Così i 25.000 posti letto ( soltanto meno di dieci anni fa non raggiungevano la cifra di 12.000) restano in buona parte liberi e i 270.000 residenti (di cui solo 60.000 nella città storica) possono godersi con un po’ più di pace la loro città. Cifre molto simili anche per la capitale. Il numero dei visitatori previsti si aggira sui 22,4 milioni, con una permanenza media non certo eccezionale: 2,34 giorni. Se i prezzi dei ristoranti allontanano invece che attirare i clienti, anche le rivendite di prodotti nazionali non scherzano, dal momento che 250 grammi di pasta costano al turista 5 euro. Sul versante dei servizi si può migliorare, contro le undicimila bici di Parigi e le quindicimila di Londra, Roma ne mette a disposizione ben… 200. Così iniziano a giungere i segnali negativi: – 22,8% le prenotazioni in alberghi 5 stelle, – 11,4% di viaggiatori americani, – 15,0% di quelli asiatici (giapponesi e cinesi) e l’incremento dei russi (+ 20,0%) non è sufficiente a far tornare in attivo la bilancia, – 15,0% di biglietti staccati dagli open bus per i giri ai monumenti della città. Si offrono ai gitanti tour che propongono un pellegrinaggio sui luoghi di Angeli & Demoni, il best seller di Dan Brown da cui è stato tratto un film di successo, per poi girare intorno al Colosseo nei locali dove si allenavano e vivevano i gladiatori in omaggio a Russell Crowne (quelli che sostano nei pressi del monumento per una foto chiedono 10 euro), e finire a spasso con una lambretta sulle orme di Gregory Peck in Vacanze romane. Tutto ciò in attesa che sul lungomare di Ostia prendano il via i lavori per il villaggio che ricostruisce la vita dell’antica Roma (apertura prevista per il 2012). Prendendo spunto da queste notizie, cui se ne possono affiancare tante altre inerenti le altre grandi città d’arte della penisola, si ha la sensazione che la ricetta che si sta facendo largo presso gli attuali organizzatori e operatori turistici sia quella di trasformare la nostra nazione in un grande parco giochi, con le aree dedicate al Rinascimento (Firenze), alla civiltà romana (Roma), al settecento libertino (Venezia), al pomposo barocco (Napoli, Lecce), col rischio di mettere alla berlina una civiltà che è stata maestra d’arte e di vita in tutto il resto del mondo. Il grande numero di opere d’ingegno, una cucina fra le migliori del pianeta, la ricchezza di tanti luoghi naturali di raro incanto, tradizioni millenarie, possono costituire un patrimonio che se ben gestito rappresenta un fattore d’attrazione unico al mondo, senza doversi travestire da Pippo, Pluto e Paperino.   

 

 

 

                                                        Stelvio Catena

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *