Bionde in vendita in hotel

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Una sentenza del Consiglio di Stato dà il via libera alla creazione di rivendite speciali di generi di monopolio negli alberghi. Anche le strutture ricettive mettono nel mirino il business di un paio di miliardi legato alle sigarette

Via libera al fumo negli alberghi. No, non si tratta di un emendamento tardivo alla legge Sirchia che dal 2005 vieta il fumo nei locali pubblici. Stiamo parlando, invece, di una sentenza della IV sezione  del Consiglio di Stato che consente la vendita di generi di monopolio anche negli hotel.

Generi di monopolio, appunto, e quindi pure le bionde, croce e delizia dei fumatori. La decisione del giudice amministrativo (datata 7 aprile) , riportata con dovizia di particolari dal quotidiano ItaliaOggi, nasce dal ricorso presentato dal titolare di una tabaccheria. Il signor Rossi, infatti, aveva avuto notizia della prossima apertura di una rivendita di sigarette in un hotel vicino al suo locale e si era rivolto al Consiglio di Stato per evitare questo surplus di concorrenza non proprio gradito.  Le toghe, però,  gli hanno dato torto.

Tutto ruota intorno all’articolo 53 del dpr 14 ottobre 1958 che stabilisce le località dove è possibile istituire delle rivendite speciali. Nell’elenco riportato dalla legge non si fa cenno agli alberghi, ma per i giudici i casi indicati dall’articolo 53 non possono essere considerati esaustivi.

In altri termini: i giudici interpretano la legge. Partono dall’esistenza di un elenco delle località dove è possibile creare delle rivendite speciali, ma in assenza di particolari motivazioni, decidono che, ove siano riconosciute necessità di servizio, queste località possano essere estese. Esiste, insomma, un margine di discrezionalità che dipende dalle esigenze che la rivendita speciale è destinata a soddisfare. Da qui il via libera all’albergo e la bocciatura del ricorso del tabaccaio.

E adesso? Cosa succede? Di sicuro il caso rappresenta un precedente che potrebbe essere utilizzato da tutti gli albergatori che volessero “aprirsi” al fumo,  ma non rappresenta  un’apertura definitiva. In ogni caso andrebbero esaminate le specificità della richiesta, le esigenze che la rivendita speciale vuole soddisfare e altri parametri.  Ma il business potenziale  che i proprietari di alberghi si vedono spianato è di quelli importanti.

Gli ultimi dati che vanno nel dettaglio riguardano il 2007 (ma il trend sarebbe confermato anche per il 2008 e il 2009). Secondo i numeri riportati dal Tobacco Observatory, tre anni fa il settore generava in Italia ricavi per 17,4 miliardi di euro. Di questi  12,9 andavano all’ Erario, 1,74 ai dettaglianti, 2,8 a produttori e distributori.

Ed è proprio su questa fetta di torta da un paio di miliardi che anche gli albergatori vorrebbero mettere le mani. Perché i dati parlano chiaro. Il consumo diminuisce (complici le campagne salutiste, il divieto di fumo nei  locali pubblici e l’erosione dei redditi per la crisi economica), ma il fatturato del mondo del fumo è comunque in crescita, soprattutto per l’aumento medio dei prezzi, stimato intorno al 4% all’anno.

 

                                                                        Mattia Ronchei

 

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