Bombe a Milano

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Nel prestigioso Hotel Diana nei pressi di Porta Venezia a Milano, il 23 marzo 1921, avvenne lo scoppio di una bomba che fece 21 vittime ed 80 feriti. Gli attentatori (la paternità dell’atto terroristico venne rivendicata da formazioni anarchiche) fallirono, clamorosamente, l’obiettivo, l’allora Questore del capoluogo lombardo Giovanni Gasti, diffondendo presso l’opinione pubblica paura e sdegno nei confronti delle compagini libertarie.

 

Fin dalla sua fondazione, avvenuta proprio un secolo orsono nel 1908, l’Hotel Diana Majestic divenne un punto di riferimento ineludibile per tutta la ricca borghesia meneghina. Ben presto occuparono le suite del prestigioso albergo le principali personalità nazionali ed internazionali che si recavano nella città lombarda. L’architettura in puro stile decò caratterizzò dal nascere la struttura, stile che informava tanto l’esterno che gli interni della costruzione. In particolare questi ultimi, per la raffinatezza delle soluzioni d’arredo e per la qualità dei materiali utilizzati, rappresentavano il massimo vanto del Diana. L’hotel sorgeva sul terreno occupato in precedenza dal “Diana Kursaal” in assoluto la prima piscina pubblica italiana, varata nel 1842, e che poteva offrire agli avventori, oltre a diverse vasche, camerini, docce, salone-feste, ristorante-caffè, giardino e sale biliardo. Tra i servizi maggiormente apprezzati dalla selezionata clientela l’Hotel Diana Majestic c’era il ristorante. Le sue ampie sale, dai fregi eleganti e dagli specchi raffinati, ospitavano tavole riccamente preparate e l’atmosfera riusciva, al contempo, a risultare discreta e chic. Proprio per aver così bene interpretato il gusto e le esigenze della ricca borghesia capitalistica del tempo, l’albergo venne individuato da alcuni gruppi anarchici come il simbolo di quella società che si era deciso di abbattere con le buone o con le cattive. Fra i clienti più assidui dell’hotel, che oltre alle stanze ed al ristorante ospitava anche un teatro e lo sferisterio (spazio dedicato al gioco della pelota), c’era l’allora Questore di Milano Giovanni Gasti, rappresentante di spicco (e strenuo castigatore di ribelli) di quel potere disumano e corrotto che gli anarchici avversavano con tanta determinazione. Di questi strenui utopisti conosciamo bene l’ardore ideale e l’afflato rivoluzionario, ma anche l’estrema disorganizzazione e la preparazione il più delle volte assai approssimativa. Anche in questo caso alcune delle informazioni in possesso dei terroristi non si dimostrarono aggiornate. In effetti i tre anarchici, che decisero da soli senza consultare il resto dei compagni l’azione, erano convinti che l’obiettivo da colpire, il Questore, alloggiasse ancora all’hotel, non sapendo che questi da poco tempo aveva cambiato abitazione. Non solo, la saracinesca in cui venne appoggiata la valigia con il tritolo dava non sul ristorante in cui era solito sostare Gasti, ma si apriva verso le sale del teatro. La sera del 23 marzo 1921, mentre il Questore consumava una gustosa cena in compagnia di una delle attrici brillanti di maggior successo di quegli anni, Dina Galli, celebre per interpretare piéce piuttosto spregiudicate, all’attiguo palcoscenico si dava la commedia musicale Mazurka Blu, che aveva attirato un pubblico numeroso. Giovanni Gasti, dai folti baffi impomatati e dalla lucida pelata, non lesinava di certo galanterie, fra un risotto allo zafferano e un ossobuco, all’attrice che, benché smilza e minuta, fulminava coloro che la frequentavano con  uno sguardo capace di lampi di folgorante malizia. Il boato li colse di sorpresa e quando si diressero verso il luogo della deflagrazione scoprirono con raccapriccio che sul terreno erano rimasti ben 21 corpi senza vita e oltre 80 feriti, di cui molti rimasero menomati per il resto dei loro giorni. Una vera e propria strage, che oltre ad una feroce reazione da parte della polizia, che arrestò subito un nutrito numero di anarchici, scatenò la furia distruttrice fascista. Infatti a poche ore dalla tragedia furono assalite e distrutte le sedi di alcuni giornali libertari e vennero attaccate camere del lavoro e sedi del partito socialista. Solo due mesi prima era stato fondato il Pcd’I (Partito Comunista d’Italia) e si viveva in un clima da guerra civile, con la prospettiva di una rivoluzione imminente. La violenza fra opposte fazioni regnava incontrastata, con la polizia a cercare di limitare i danni, anche se il più delle volte sembrava trattare con maggiore indulgenza i seguaci di Mussolini. Quest’ultimo soltanto un anno dopo giunse a conquistare il potere. I tre anarchici vennero tutti condannati, due all’ergastolo ed uno a trent’anni di detenzione, mentre l’Hotel Diana Majestic, come novella fenice, risorse dalle proprie ceneri.  

        

        

 

 

                                                                        Stelvio Catena

 

 

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