Boom della birra fai da te

ATTUALITA’

Grazie ai progressi della tecnica è, oggi, possibile produrre in proprio quantitativi di birra significativi, con un investimento contenuto e senza necessità di strutture particolari. La nuova tendenza permette una personalizzazione della bevanda in grado di rappresentare un unicum sul mercato e di fornire all’esercente un motivo in più per raccomandare il proprio locale. Un prodotto in continua ascesa nelle preferenze del consumatore e capace di attrarre un pubblico esigente e preparato.

 

                                                                             Stelvio Catena

 

Durante una delle visite che periodicamente ho la fortuna di poter effettuare al Museo del Louvre di Parigi, in uno dei reparti di maggior valore, quello dedicato alla civiltà egizia, mi fermai di fronte a una lastra di marmo dalle caratteristiche di una lavagna di medie dimensioni. Si trattava, almeno così diceva la didascalia, di un menu che veniva esposto all’ingresso di una locanda nella quale era possibile sostare e ordinare un pasto. Tra le bevande offerte era segnalata anche la birra. Come dalle regioni dell’Africa settentrionale sia approdata al Baltico diventando il simbolo delle popolazioni teutoniche, non è facile dire, ma il documento proveniente dalle sponde del Nilo certifica la longevità di tale prodotto e, al contempo, una relativa facilità con la quale poteva essere fabbricata. Proprio quest’ultima considerazione ci introduce all’argomento che intendiamo trattare. Al momento attuale esistono una miriade di prodotti catalogati come “birra”: leggere, più pesanti, chiare, scure, rosse e via dicendo. Si spazia dalle Bitter inglesi, alle Weizen tedesche, dalle Pils – Lager, originarie della Repubblica Ceca, dalla contenuta gradazione alcolica, alle Stout, ad alta fermentazione e dal colore scuro, tipicamente irlandesi. Insomma una produzione sconfinata che riesce a soddisfare un po’ tutti i gusti. Adesso si è diffusa la moda di produrre in proprio la bionda bevanda. La nuova tendenza fornisce una serie di vantaggi, tanto dal punto di vista del marketing, in particolare per quanto riguarda la comunicazione, che da quello del business. La possibilità di pubblicizzare un prodotto “fatto in casa” permette di caratterizzare in maniera più decisa il proprio esercizio, procurando un maggiore interesse da parte del consumatore, se, poi, si riesce anche a creare un manufatto di qualità il successo è assicurato. Un ruolo, comunque, notevole lo gioca la curiosità e il desiderio di mettersi alla prova come “intenditori” che alberga nell’animo di molti di noi, per cui accettare la sfida della prova e del giudizio rappresenta una “motivazione d’acquisto”, direbbero gli esperti di marketing, da non sottovalutare. Dal punto di vista del business, la produzione in proprio, consente una modulazione dei prezzi diversa, e una elasticità nella definizione dei ricarichi in grado di differenziare in maniera più marcata e puntuale l’insieme dell’offerta. Insomma permette all’imprenditore di manovrare con maggiore libertà una serie di leve che possono incidere in modo importante nella definizione del giro d’affari complessivo della propria azienda. Dicevamo della relativa semplicità e dei costi contenuti che sono alla base di una produzione artigianale di birra. In effetti l’attrezzatura necessaria consiste in: una determinata quantità di mosto condensato già preparato e luppolato (acquistabile nei negozi di enologia e su internet), quantità che dipende anche dal volume di prodotto che s’intende realizzare; una latta della capienza di almeno venticinque litri; acqua, zucchero e lievito; un termometro; un mestolo. Il recipiente in cui viene lasciato a fermentare il prodotto deve essere accuratamente sterilizzato (con potassio metabisolfito oppure candeggina non profumata e acqua). Una volta versato il mosto all’interno del recipiente è sufficiente aggiungere l’acqua insieme al lievito e allo zucchero, richiudere bene la latta e lasciare fermentare il contenuto. Dopo un minimo di cinque e un massimo di venti giorni la birra è fatta. La definizione del grado alcolico dipende dalla quantità di tempo di conservazione del prodotto finito, periodo che varia dai sei ai diciotto mesi. E qui si gioca il ruolo di ogni singolo produttore nel definire una merce che possa avere dei connotati di unicità e di eccezionalità, capaci di rappresentare un’eccellenza nell’ambito del mercato di riferimento. “Si ha così un prodotto non pastorizzato – afferma Lelio Bottero, consigliere Unionbirrai e autore, insieme a Matteo Billia, di un manuale illustrato sull’argomento (“Birra fatta in casa”, Gribaudo editore, pp. 178, euro 9,90) – e con caratteristiche organolettiche superiori a quelle industriali in commercio”. Un suggerimento, qualora intendiate affrontare la sfida: non servite la vostra creazione ghiacciata, il sapore, e perciò il principale elemento che la rende “unica”, potrebbe risentirne, ottima, ad esempio, è una temperatura intorno ai dieci/dodici gradi.

 

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