Caffè Florian

CAFFÈ LETTERARI

In Piazza S. Marco poco meno di tre secoli  or sono, apriva i battenti un delizioso locale che mantiene ancor oggi il fascino e lo stile che ne hanno fatto insieme alle calli, i canali, l’alta e la bassa marea uno dei simboli della  città di Venezia.

 

 

Il Caffè Florian è il più antico caffè italiano e rappresenta ancora oggi uno dei simboli della città lagunare.  Fu inaugurato il 29 dicembre del 1720 da Floriano Francesconi che volle essere il primo ad aprire un caffè  sotto i portici delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco. Scelse, da veneziano doc, per il locale un nome altisonante “Alla Venezia Trionfante” per celebrare il primato che la città aveva conquistato nel mondo, al punto tale da caratterizzarne l’intera epoca. Ma il locale fu ben presto ribattezzato dagli avventori Caffè Florian dal nome del proprietario in dialetto veneziano e conserva quel nome ancora oggi.

 

Il successo del Caffè Florian fu immediato, in quel periodo infatti anche se le botteghe del caffè aprivano un pò ovunque, erano ancora posti in cui si vendeva in caratteristici sacchi di juta la materia prima destinata alla preparazione della nera bevanda e solo poche di esse offrivano la possibilità di gustarla in loco. Inoltre la sua posizione gli consentiva di essere frequentato dai magistrati veneziani e dai più potenti funzionari della Repubblica. Il locale era costituito da una serie di piccole sale abbellite con stucchi, specchi dalle cornici dorate e una preziosa stoffa da parati di un rosso vivo, naturalmente veneziano, in grado di favorire un’intimità e un riserbo rari da trovare in esercizi simili.

 

Ma la novità del Caffè Florian era costituita da fatto che oltre al caffè in virtù della centralità che il porto della Serenissima rappresentava per tutti i traffici del Mediterraneo e con l’Estremo Oriente, ai suoi tavoli si potevano gustare specialità esotiche e rare. Vini di Cipro, Malvasia, Grecia, tea e infusi di origine asiatica, facevano bella mostra nelle liste del locale attirando un impressionante numero  di personaggi delle arti, della politica, della letteratura, perfino del cinema in questo splendido caffè.

 

Dai veneziani celebri, quali Carlo Goldoni, che vi passava intere giornate a studiare i caratteri dei suoi avventori per riproporli nelle proprie piéce teatrali, Giacomo Casanova, che approfittando del fatto che ai tempi fosse l’unico locale della città aperto alle donne ne aveva fatto il suo “terreno di caccia” preferito (lo amava così tanto che prima di imbarcarsi per lasciare la città dopo la fuga dai Piombi vi si fermò per gustare un’ultima tazzina), e Gaspare Gozzi, che lo scelse come uno dei pochi luoghi dove poter acquistare una copia della sua Gazzetta Veneta tra i primi quotidiani mai apparsi nella penisola; ai patrioti impegnati nelle lotte per l’Unità d’Italia, Silvio Pellico, Niccolò Tommaseo, Daniele Manin; a illuministi illuminati come Jean Jacques Rousseau; ai numi tutelari della letteratura romantica e novecentesca: Byron, Goethe, Foscolo, Chateaubriand, Madame de Stael, Dickens, Proust, D’annunzio; ai virtuosi di un pò tutte le arti Eleneonora Duse, Igor Stravinsky, Amedeo Modigliani.

 

In una società in perenne fermento, l’atmosfera riservata delle sue salette favoriva anche gli  incontri tra cospiratori, tanto che durante i moti rivoluzionari del 1848 nei locali del caffè venne allestita un’infermeria che forniva le prime cure ai rivoltosi feriti. Un curioso aneddoto lega la figura di un altro famoso artista italiano Antonio Canova direttamente al proprietario.  I due erano veri amici (l’artista morì proprio nella casa della famiglia Francesconi), e Antonio afflitto dalle continue sofferenze dell’amico in preda a dolorosissimi attacchi di gotta, intagliò un modello preciso del piede malato per evitare che il calzolaio gli procurasse disagio nel prendere le misure per le nuove calzature. Alla fine dell’Ottocento, nella sala detta del Senato, Riccardo Selvatico si incontrò con alcuni conoscenti per discutere l’idea di organizzare una esposizione d’arte biennale in onore di Re Umberto I e della Regina Margherita. Nasceva così la Biennale di Venezia, vera e propria vetrina internazionale d’arte contemporanea ancor oggi meta ambita da artisti di tutto il mondo, che veniva inaugurata lungo i canali della città lagunare nel 1895.

 

 

 

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