All’inizio della Fase 2 che ha comportato un alleggerimento della stretta imposta dal lockdown, Confesercenti Napoli ha organizzato il focus “La ripresa del food delivery a Napoli” cui hanno partecipato, con una diretta Facebook, alcuni tra i più noti ristoratori della città. Secondo quanto emerso dai dati raccolti da Confesercenti Napoli, lunedi ha aperto una percentuale minima, il 5% del totale, di bar e pasticcerie, mentre qualche numero più decente è arrivato dal lato di pizzerie, ristoranti e pub impegnati nel “delivery”, con il 20% delle circa 2.000 attività associate a Confesercenti Napoli.
Vincenzo Schiavo Presidente Confesercenti Campania e Napoli, considerando la necessità di un piano unitario di portata nazionale che generi gradatamente, nel rispetto del distanziamento sociale e di tutte le norme sanitarie, un massiccio ritorno dei clienti nei locali, l’unico mezzo per evitare che molte attività non rialzino più la serranda, ha chiarito: ”Gli introiti hanno premiato in particolare le pizzerie già con vocazione “delivery” prima del lockdown e anche quelle a conduzione familiare. C’era voglia di pizza tradizionale, e gli ordini sono arrivati dalle abitazioni vicino ai locali. La richiesta in generale ha tuttavia coperto una minima parte di spese e di perdite”.
Enrico Schettino, titolare di “Giappo”, ha posto una domanda importante: “Abbiamo 12 punti in Campania, e in 15 anni ed oltre 1 milione di clienti serviti, non abbiamo mai avuto un problema sanitario. C’è stato imposto di restare a casa, con oltre 150 dipendenti del gruppo. Un danno economico enorme che ci ha svantaggiato rispetto ad aziende di altre regioni che hanno continuato a lavorare col delivery, fatturando migliaia di euro. Siamo stati i primi a chiudere i nostri ristoranti e a evitare il delivery per tutelare la salute di dipendenti e clienti, sperando che questa linea fosse adottata sul nazionale. Così non è stato e mentre noi siamo stati chiusi in casa, il resto d’Italia ha fatturato. Inoltre il Governo non ha previsto distinzioni sul piano fiscale, a seconda delle regioni. La Campania ha riaperto al delivery, tra tante prescrizioni imposteci all’ultimo momento, modificate anche dopo la loro attuazione e sottoponendoci alla gogna di controlli pressanti, che ottemperiamo con grande professionalità. Ma chi ci risarcirà di tutte le somme che abbiamo perso e ci riporterà al pari delle aziende delle altre regioni d’Italia?». Sulla stessa linea di Schettino la posizione di Angelo Terzo, titolare di “Passione di Sofi’, il quale sottolineando che il Governo non ha previsto alcuna forma di sostegno dal momento della chiusura, né tantomeno ad un sostegno per la riapertura delle attività, ha spiegato che per la tipologia di clientela che riceve nel suo locale, principalmente turisti, commercianti e impiegati e considerando le spese per la sanificazione, per i contratti con aziende di delivery e per sponsorizzazioni pubblicitarie, ha ritenuto opportuno non aprire.
Alessandro Condurro, Antica pizzeria da Michele, ha sottolineato come in un momento così delicato sarebbe utile ottenere la pace fiscale per tutti quegli imprenditori che non riusciranno a pagare le tasse e Paolo Castaldo, proprietario “Capatoast” Puok ha sottolineato come il grottesco equivoco che si è creato tra Regione e Comune di Napoli in tema di delivery abbia ulteriormente danneggiato la categoria, in un momento così complesso in cui gli imprenditori hanno invece bisogno del massimo sostegno da parte delle istituzioni.
Il focus è stato chiuso da Pasquale Limatola, Coordinatore Confesercenti Napoli: “E’ necessario che il governo riveda il sistema dei pagamenti delle imposte e dei contributi, perchè rischiamo che il 30 giugno, allo scadere delle sospensioni dei versamenti, le aziende non abbiano i soldi per pagare le tasse, generando un pericoloso debito fiscale. Inoltre il governo dovrà cancellare il pagamento degli acconti di imposta per l’anno 2020, perchè non possono assolutamente essere messi a confronto con i risultati economici del 2019. Sia il governo centrale che la regione devono stanziare fondi specifici per la ripresa economica dando respiro alle aziende che sono state costrette alla chiusura per due mesi, mettendo in campo risorse dirette e con una percentuale a fondo perduto, non attraverso il ricorso all’indebitamento bancario, perchè controproducente nell’equilibrio finanziario delle imprese”.
