David Wilson e l’India britannica

LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

Una storia quella del Great Eastern Hotel dal fascino tutto orientale. Più che di una dinastia in queste note si parla di un uomo che seppe interpretare i gusti e le aspirazioni alberghiere di un’epoca,  in un paese che non era il suo, riuscendo a fondere due culture agli antipodi. Prova ne è il fatto che tutt’ora l’albergo è tra i più rinomati del mondo.

“Il Great Eastern racconta la propria vita attraverso tutte e cento le sue camere. Le porte delle stesse si aprono festosamente e cittadini  di un po’ tutto il mondo salgono e scendono le scalinate dell’hotel. Tutto questo sarebbe sufficiente a rendere piacevole il soggiorno, anche quando gli ospiti ti sbattono addosso e ti chiedono di farti da parte. Immagina, poi, di trovare un posto fuori dal  Levee-room sempre affollato di Inglesi oltre misura. Prova a pensare di sederti a tavola per un pranzo a prezzo fisso insieme ad altri settanta commensali con l’assordante tintinnio di coltelli e forchette. Immagina di trovare un bar dove poter gustare veri drinks e, gioia delle gioie, prova a immaginare di uscire dall’albergo e cadere tra le braccia di un ‘Bobby’in divisa, solido, bianco, munito di elmetto e manganello”.  Così Rudyard Kipling descriveva il Great Eastern Hotel di Kolkata (Calcutta) intorno al 1881. Da grande romanziere e sottile conoscitore del mondo anglo-indiano evidenziava gli aspetti che rendevano unico quell’albergo. Il suo fondatore vi spese in pratica l’intera esistenza. Si chiamava David Wilson ed era nato a Brilley piccolo centro rurale della contea inglese del Herefordshire nella parte centro-occidentale dell’isola, nel 1808. Poco si conosce delle vicende legate all’infanzia e alla giovinezza di David, sappiamo che nel 1938 è a Calcutta in cerca di fortuna nella più importante e ricca colonia dell’impero britannico. È l’anno in cui sposa una connazionale anche lei trasferitasi in India, Mary Mandy. Ha aperto da qualche tempo una pasticceria a Cossitola, ma coltiva un sogno importante. Tale sogno diventa realtà nel 1840 quando viene inaugurato, il 18 novembre, il primo grande albergo internazionale dell’India, secondo alcuni dell’intero continente asiatico. In onore dell’allora Governatore Generale della colonia insediatosi nel 1835, l’albergo prese il nome di Auckland Hotel, ma era da tutti conosciuto come Wilson’s Hotel. Il palazzo di un bianco candido, la cui facciata a semicerchio era decorata con numerose colonne in stile neoclassico, occupava la zona tra la British India Street e la Old Court House Street, in pieno centro città. Gli interni fondevano elementi tipicamente locali, quali ad esempio mobili lavorati in legni pregiati lucidi, tappeti di grande qualità, cuscini dai colori vivaci, con i comfort occidentali. La ricchezza delle rifiniture, la cura dell’igiene e un livello di servizio tarato sugli standard europei fece in breve tempo dell’albergo un vero e proprio gioiello, come diceva una pubblicità dell’epoca “piacevole, luminoso e ben arredato”. Posto di fronte al palazzo del Governo divenne meta obbligata per tutti gli occidentali che si recavano nel paese asiatico e per le classi elevate della società indiana. Il successo impose ben presto l’esigenza di ampliare la capacità di accoglienza della struttura. Nel 1850 Wilson acquistava una vasta area attigua all’albergo e riusciva a superare le 200 camere. Di grande gusto e suggestione le suite dalle pareti decorate in stile indiano. Wilson nel 1860 tornò in Inghilterra da ricco proprietario e proseguì dal paese natio a dirigere l’hotel. Quando passò a miglior vita nel 1880 lasciava un’eredità per i tempi ingente, valutata intorno alle 60.000 sterline. Il successo dell’albergo, ora denominato Great Eastern Hotel, non accennava a diminuire, anzi cresceva con l’andare degli anni. Nel frattempo l’assetto proprietario era mutato ed entrarono a far parte della società anche personaggi locali quali il primo Presidente dell’Indian National Congress. Sempre all’avanguardia,l’albergo nel 1883 inaugurava, lasciando tutti gli altri al palo, l’elettrificazione completa del complesso, unico nell’intero continente. Durante la seconda guerra mondiale fu asilo per numerosi soldati alleati che passavano nell’albergo sereni periodi di licenza, e negli anni ’50 veniva indicato come il “Japanese Hotel” per l’afflusso notevole di clienti del sol levante e dell’intero sud-est asiatico. Molti i personaggi della politica che ha ospitato nella sua lunga vita: da Elisabetta II d’Inghilterra a Nikita Khrushchev, da Ho Ci Min a Nikolai Bulkanin. La gestione affidata al governo del Bengala ha portato lo storico hotel ad un’inarrestabile decadenza. Proprio entro quest’anno i nuovi proprietari, del gruppo internazionale Bharat Hotel, hanno promesso di terminare i lavori per un grande rilancio del prestigioso albergo restituendogli il fascino che ne ha decretato per tanto tempo il successo. 

  

                                                                                  Stelvio Catena

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