Disse di chiamarsi Bob Dylan

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Agli inizi del 1961 al Gerde’s Restaurant di New York iniziava la sua strepitosa carriera uno dei personaggi più affascinanti e discussi  della musica americana, quel Bob Dylan che più di ogni altro rappresentava l’anima popolare della canzone folk-rock statunitense . Uno dei proprietari del locale era di origine italiana: Mike Porco.

 

Aveva 19 anni e un biglietto di terza classe per la nave Providence quando decise di lasciare l’Italia per tentare la fortuna negli Stati Uniti. Era il 1933 e dall’entroterra calabrese, di preciso dal paese di Carolei in provincia di Cosenza, il giovane Michele Porco, in seguito conosciuto come Mike, sbarcava nella “grande mela”, raggiungendo lo zio partito sei anni prima insieme al padre. Questi era passato a miglior vita solo pochi mesi prima dell’arrivo di Michele e il fratello del genitore accolse il ragazzo nella propria famiglia. Come tanti emigranti italiani, le sole ricchezze che portava con se erano la rabbia e la determinazione di riuscire a ritagliarsi uno spazio di vita dignitoso, migliore di quello che lo aspettava nel paese natio. Iniziò lavorando nel bar- ristorante dello zio. 90 ore settimanali per una paga di 11 dollari, pasti gratuiti e niente vacanze, ma si era all’apice del periodo di depressione economica e trovare un lavoro si rivelava un’impresa spesso al di sopra delle umane possibilità. Andò avanti così per cinque anni, poi, imparata la lingua e acclimatatosi nella città, venne assunto al Club 854 in pieno Bonx che ospitava serate con numerosi musicisti di valore, primo fra tutti il grande satchmo, Louis Amstrong. Nel 1953 i cugini di Porco rilevavano nella zona del Greenwich Village i locali dove William Gerde, ormai anziano e deciso a togliersi dagli affari, aveva aperto alcuni anni avanti un ristorante, cui aveva dato il proprio nome, abbastanza conosciuto nella zona e frequentato da una clientela affezionata. Mike, che venne posto alla direzione della nuova struttura, decise di mantenere il nome del vecchio proprietario e, però, di caratterizzare maggiormente il locale accogliendo tra le sue mura i giovani talenti che affollavano l’underground musicale newyorkese. In verità, in un’intervista di alcuni anni dopo confessò che l’idea era nata in considerazione del fatto che, mentre nel pomeriggio il flusso di clientela si dimostrava costante, la sera crollava in modo drammatico. Da qui l’idea di offrire agli avventori spettacoli serali di musicisti poco conosciuti. Nasceva così, al numero 11 della West 4th street, il Gerde’s  Folk City ben presto irrinunciabile punto di riferimento della canzone folkloristica americana. Nei primi mesi del 1961 si presentò a Mike un ragazzo imbronciato, mal vestito,  con un gran ciuffo di capelli scomposto, secondo il gestore non dimostrava più di sedici anni anche se ne aveva venti. Era a New York da gennaio, il suo nome era Robert Allen Zimmerman, ma si faceva chiamare Bob Dylan. Lo scritturò per due settimane dietro consiglio di Robert Shelton critico musicale del New York Times. Da subito fu successo. Seguirono Dylan artisti come Joan Baez, Pete Seeger, Odetta. Il ristorante, ora gremito giorno e, soprattutto, notte, divenne il tempio della canzone folk americana. Mike Porco,  proprietario, più di una volta venne sollecitato a iniziare la carriera di impresario, lo stesso Dylan chiese di fargli da procuratore, ma l’italoamericano rimase sempre legato al locale che gli aveva permesso di avere una vita economicamente agiata e ricca di soddisfazioni.  Ai tavoli del Gerde’s Folk City esordiranno altri protagonisti indiscussi del panorama musicale statunitense, ad esempio Simon & Garfunkel e Janis Joplin, però la storica struttura non sopravvisse al suo fondatore. Infatti, praticamente, chiuse i battenti quel 13 marzo del 1992 allorché il suo ispiratore e fondatore passava a miglior vita. Mike, esule italiano giunto a Manhattan non ancora ventenne dallo sperduto paesino calabrese di Carolei in cerca di “fortuna”, non dimenticò mai il suo sessantunesimo compleanno, quando, era il 1975, Bob Dylan e Joan Baez (ma c’erano anche tutti gli altri Jack Elliot, Roger McGuinn, Phil Ochs, Allen Ginsberg ) intonarono Happy Birthday in suo onore, privilegio concesso a pochi.

 

 

 

                                                                                     Stelvio Catena

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