Divertimento… a tempo determinato

NUOVE TENDENZE
Una delle novità che riguardano i locali d’intrattenimento di ultima generazione è rappresentata dal loro essere…  provvisori. In pratica si allestiscono degli esercizi “momentanei”, destinati ad essere attivi per un lasso di tempo limitato. Come di consueto la lingua inglese ha dato un nome a tali strutture, definendole: temporary store. Nati come negozi di merce varia, stanno sviluppandosi anche nel segmento dell’alimentazione e della somministrazione di bevande e beneficiano di una vasta eco su quello che è lo strumento di comunicazione più diffuso del momento: internet.

 

                                                                            Mario Rossi

 

Li vedi comparire all’improvviso e con la medesima velocità dissolversi nel nulla. Possono durare pochi giorni, qualche settimana, alcuni mesi. Occupano spazi in disuso, fabbriche vuote, teatri chiusi. Nascono, spesso, come bizzarre idee di creativi d’avanguardia, di solito architetti e designer, desiderosi di mettersi in mostra, ma ben presto si affermano quali concrete opportunità di business, coinvolgendo navigati e accorti manager. Derivano dai cosiddetti temporary store, negozi di varia natura che aprono per un lasso di tempo limitato, fanno fuori tutta la merce, il più delle volte a prezzi convenienti, e poi scompaiono senza lasciare traccia. Con una felice, anche se icastica, immagine sono chiamati guerrilla restaurant. Si tratta di una nuova generazione di locali che possono fare a meno di insegne, spazi dedicati, segnalazioni sulle guide turistiche, dal momento che sono collocati nelle case, nei giardini e nelle terrazze. Non potendo contare sulla pubblicità tradizionale, il mezzo privilegiato di comunicazione è diventato internet, e l’incessante tam tam sui social network si è dimostrato assai efficace nel diffondere la conoscenza delle innovative strutture. Le tipologie di esercizio sono molteplici: ristoranti, bar, caffè, hotel e perfino chiese, aprono i battenti per periodi limitati e poi scompaiono lasciando il posto a nuovi arrivi. Nei ristoranti di solito il menu è fisso e il prezzo non esorbitante, anche se a gestire la cucina è uno cuoco di riconosciuto prestigio. È il caso di Ludo Lefebvre, giovane gourmet di Los Angeles, che con il suo “Ludo Bites” gira per intero gli Stati Uniti. In pratica è il primo caso di “ristorante nomade” che ogni stagione apre i battenti in luogo diverso, impegnato in una specie di tournée che lo porta attraverso l’intero paese. Il solo modo di seguirlo è consultare il web dove in un apposito sito viene segnalato l’intero percorso. “Ad hoc” è invece il bistrò itinerante di uno chef americano, stellato Michelin, Thomas Keller. Anche lui a prezzo fisso doveva restare aperto una sola stagione, mentre, a causa dei fan che continuano a frequentarlo con disarmante continuità, non appare più intenzionato a chiudere. Il roof (tetto) del Palais de Tokyo a Parigi, con la sua vista mozzafiato sulla Tour Eiffel, sembra un luogo di particolare fascino e ben attrezzato per accogliere esempi di questo nuovo modo di intendere l’accoglienza. Dopo l’”Everland Hotel”, albergo a una sola stanza, che ha sostato nel confortevole sito qualche mese, è stata la volta dell’”Art Home”, funambolica struttura mobile in vetro progettata dall’artista Laurent Grasso e dal direttore culinario Gilles Stassart. Il ristorante può ospitare un numero limitato di clienti ma assicura una serata indimenticabile, grazie all’abbinamento qualità del cibo/unicità del panorama. Nella penisola è un’importante azienda di produzione del caffè ad aver pensato ad una struttura itinerante che potesse rappresentare un piccolo ma comodo locale in cui poter gustare in assoluta tranquillità il proprio prodotto. Così è nato l’”Illy Push Button House”, un bar viaggiante che ha attraversato l’Italia grazie alla sua struttura dinamica che si schiude come un fiore. E pensare che per lungo tempo la localizzazione stabile di un esercizio, sia stato esso un ristorante, un albergo, un bar, è stato un fattore importante di successo, meglio se mantenuto come alle origini, con i medesimi arredi, gli stessi decori, perfino le identiche pietanze o quelle proposte, spesso invenzioni geniali di proprietari innamorati del proprio lavoro, che avevano assicurato negli anni grande successo e fama imperitura all’insegna. Un ulteriore segnale dei cambiamenti in atto, veri e propri stravolgimenti, di quella dilagante precarietà che sembra essere il marchio di fabbrica dei nostri tempi. Il segnale però più significativo di tali strutture è rappresentato dal mezzo di diffusione della loro conoscenza, la rete telematica, che manifesta, in questo caso, la sua considerevole potenza, creando un pubblico vero e pagante, che di virtuale ha solo il modo di comunicare. Un mezzo da tenere sempre aggiornato e nella dovuta considerazione per trasmettere qualsiasi tipo di notizia sulla propria attività commerciale. Una tendenza, quella esaminata in questo articolo, nonostante i molti limiti interessante, che costringe, però, i potenziali clienti a programmare con attenzione le visite, in altre parole a saper cogliere per tempo “l’attimo fuggente”.

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