E’ il momento delle ecostrutture

NUOVE TENDENZE

In un periodo di forte difficoltà dovuto ad una crisi economica di vaste proporzioni e che appare ancora oggi assai minacciosa, nel panorama turistico nazionale ed internazionale si stanno facendo largo strutture di accoglienza che hanno riservato un occhio di riguardo ad una armonica integrazione con il territorio di appartenenza ed all’utilizzo di materiali e fonti energetiche rinnovabili, compatibili con la salvaguardia ambientale. Le “ecostrutture” risultano in espansione nella penisola e si apprestano a modificare in maniera sostanziale il profilo turistico nazionale.

La fonte è di tutto rispetto, Legambiente Turismo, e la notizia di sicuro interesse: nella stagione turistica appena trascorsa le strutture alberghiere che riservano una particolare attenzione alle problematiche ambientali ed alle fonti energetiche rinnovabili hanno registrato nel panorama peninsulare un importante e significativo incremento. Infatti la struttura nazionale dell’associazione che si occupa di sostenibilità nel turismo e gestisce l’etichetta ecologica che porta il suo nome, al termine delle iscrizioni 2008 ha presentato i risultati definitivi per l’anno in corso: 347 le strutture ricettive e turistiche partecipanti, con 55.000 posti letto disponibili, distribuiti nelle 14 regioni dove è presente Legambiente. Un risultato di tutto rispetto che ripaga le energie profuse alla diffusione dell’importante iniziativa da parte di ambientalisti, imprenditori illuminati, amministrazioni locali, Parchi, Comunità Montane, Camere di Commercio. Cosa s’intende, in linea generale, per “ecostruttura”? Le caratteristiche che differenziano queste costruzioni con vocazione turistica riguardano l’impegno ad intraprendere azioni virtuose semplici ed efficaci per risparmiare risorse naturali (acqua, energia, carburanti e combustibili), puntando principalmente sulla qualità e genuinità dei servizi, dal cibo ai trasporti, dal soggiorno alla produzione di energia da fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermia, minibiomasse). L’Italia in questo settore dell’offerta turistica occupa una posizione di tutto rispetto, seconda in Europa come numero di centri e prima per quantità di posti letto disponibili. I numeri parlano chiaro: 181 hotel, 23 camping, 11 ristoranti, 64 agriturismo, 46 B&B, 5 ostelli, 5 residence, 5 villaggi turistici, 6 stabilimenti balneari ed 1 porto turistico. Tali strutture appaiono diffuse in maniera abbastanza uniforme lungo l’intero territorio nazionale: 1 in Piemonte, 25 in Lombardia, 12 in Liguria, 3 in Friuli Venezia Giulia, 24 in Veneto, 118 in Emilia Romagna (leader indigeno nel settore), 52 in Toscana, 3 in Umbria, 12 nel Lazio, 45 nelle Marche, 12 in Abruzzo, 16 in Campania, 4 in Calabria e 23 in Sicilia. In questo panorama i luoghi coinvolti sono di grande prestigio: dai Laghi lombardi alle città d’arte come Ferrara, Venezia e Cefalù in Sicilia, dal campano Parco del Cilento a quello marchigiano del Conero, dall’Isola d’Elba al Lago Maggiore. La possibilità di trascorrere periodi di vacanza in strutture ecologicamente “attrezzate” può divenire una valvola di sfogo importante per tutti coloro che vivono in città, in quelle che ormai da tempo sono definite “isole di calore”. In effetti la bassa capacità termica del cemento e degli altri materiali da costruzione, la scarsità della presenza di verde, unite alla produzione di calore dovuta al traffico, al riscaldamento domestico e alle attività industriali, creano un microclima particolare assai dannoso per l’organismo umano. Evadere con la consapevolezza di poter essere ospitati in complessi che privilegiano il corretto equilibrio con l’ambiente circostante è una garanzia di non poco conto, per la quale in molti sono disposti anche a chiudere un occhio sulla convenienza. “Sono troppi infatti – afferma il responsabile di Legambiente Turismo Luigi Rambelli – gli amministratori e gli imprenditori che pensano di far fronte ai problemi confidando solo sul basso prezzo senza curarsi della qualità dell’offerta. Ma la realtà conferma che non è questa la carta giusta per competere con le nuove destinazioni che si affacciano sulla scena. L’unica risposta possibile è la qualificazione dell’offerta e della capacità di fare ospitalità, con la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, artistiche, gastronomiche, culturali e con il livello dei servizi”. Una realtà dunque, quella delle ecostrutture rivolte all’accoglienza turistica, in grande fermento e con prospettive di sicuro successo, tanto è vero che, appena iniziata, la campagna per le iscrizioni 2009 ha subito raccolto più di 100 adesioni.

 

                                                                               

Stelvio Catena

 

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