Gran Caffè Renzelli

CAFFÈ LETTERARI

A Cosenza in Corso Telesio, a due passi dal Teatro Rendano  e dalla Cattedrale, è situato il più antico caffè cittadino che può vantare oltre due secoli di storia.

 

Nella parte antica di Cosenza, che comincia dalla chiesa di San Francesco d’Assisi e arriva fino a corso Telesio, dopo una bella passeggiata per le stradine caratteristiche della parte più alta e arcaica ci si imbatte nell’ingresso d’antan del Gran Caffè Renzelli. Un locale che data la propria fondazione più di due secoli orsono di storie ne può raccontare! Nel 1801 il partenopeo Raffaele Ferrari, trisavolo dell’attuale proprietario, decideva di aprire un caffè nel palazzo dell’Arcivescovado, in una zona centralissima, portando a Cosenza la tradizione dei pasticciotti di pasta frolla con la crema e l’amarena, i famosi “bucconotti”, ma anche del divino amore, dei susamielli e roccocò natalizi, trionfo di mandorle e aroma di arancio. Ben presto il locale divenne il “salotto buono” di Cosenza. Si racconta che il 9 marzo 1844 (quado si chiamava ancora Caffè Gallicchio)  i patrioti Domenico Frugiuele e Gianfelice Petrassi decisero che la città era pronta per insorgere contro i Borbone e proclamare un governo costituzionale: la rivolta esplose e portò alla sfortunata impresa dei fratelli Bandiera. Ancora che il 25 luglio 1844, proprio gli stessi fratelli (Emilio ed Attilio) Bandiera, prima di essere condotti nel Vallone Rovito per essere giustiziati, passarono di la “per aver ristoro”. Nelle due salette, di cui ea costituito il locale si incontravano i notabili e gli intellettuali locali per discutere e confrontarsi intorno ai grandi fatti del giorno. A Napoli erano assai in voga i “caffè letterari” e l’idea del fondatore, partenopeo di origine,  era proprio quella di riprodurre anche in una cittadina minore quell’atmosfera ricca di fascino e di arte. Va detto che a causa delle limitate attrattive del centro urbano calabrese, non si trovano tra i suoi clienti nomi importanti dell’intellighenzia nazionale e internazionale, ma tutti i notabili e gli intellettuali locali erano assidui frequentatori. Nel 1910 la struttura assunse la denominazione che ancora oggi conserva di Caffè Renzelli. Tra i più assidui clienti si potevano trovare lo scrittore Nicola Misasi, esponente di spicco del verismo regionalista, gli onorevoli  Nicola Serra e Luigi Fera, più volte titolare di un dicastero per ultimo Ministro della Giustizia nel quinto governo Giolitti, il poeta Michele De Marco conosciuto con lo pseudonimo di Ciardullo, i principi del foro Ernesto Fagani e Tommaso Corigliano che tra una causa e l’altra trovavo spazio per un buon caffè, spesso sollecitati per una rapida consulenza da cittadini con problemi  legali. Era diventato il luogo d’appuntamento dei signori, con le orchestrine delle dame viennesi nel marciapiede di fronte attive  fino a tarda notte. Il locale divenne famoso per  la “varchiglia alla monacale” (da varca, barca) pasta frolla dalla forma ovale di piccola imbarcazione, con un ripieno di pasta più morbida al cacao, albume d’uovo e frutta secca, ricoperta di cioccolato fondente, la cui ricetta, si tramanda fosse stata messa a punto intorno al 1300 dalle monache del convento delle Carmelitane Scalze situato nei pressi della città. Di pregiata fattura tutta l’offerta dei dolci, da quelli a base di frutta secca venduti in confezioni personalizzate, alle mandorle pralinate, ai filetti di arance canditi, ai torroncini meringati, ai mostaccioli imbottiti (un dolce natalizio a base di marmellata, cacao, frutta secca e arance candite), ai susumelli, biscotti tipici morbidi arricchiti col miele.  La sua lunga storia ne fanno uno dei più longevi esercizi del Mezzogiorno, uno dei pochi a sud di Roma che può fregiarsi del titolo di Locale Storico.

 

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