Happy Hour, solo un punto di vista

NUOVE TENDENZE

Da fenomeno di tendenza, l’happy hour, si sta trasformando in un diffuso e pratico modo di affrontare i ritmi di vita imposti dall’attuale società. L’aspetto puramente commerciale,  che consiste nel proporre una serie di pietanze più o meno veloci, accompagnate da cocktail o bevande alla moda, finalizzate: da un lato a trasformarsi in cena per un numero sempre maggiore di giovani dal reddito “precario”, dall’altro a fornire un’occasione d’incontro per coloro che hanno appena terminato una dura giornata d’ufficio, non sembra più bastare a definire l’evento. C’è dell’altro. 

Non è la prima volta che ci troviamo a parlare di happy hour, ma questa volta lo vogliamo fare in un modo diverso. Quello che inizialmente era stato codificato come un piacevole intermezzo prima della cena, caratterizzato dalla possibilità di bere un cocktail in compagnia, ma soprattutto di sgranocchiare qualcosa di più consistente di noccioline e patatine fritte, si sta trasformando sempre più in un rito individuale che si carica di significati diversi. Una evoluzione da parte dell’approccio del consumatore che, però, non deve sfuggire all’operatore economico posto dall’altra parte del bancone. Se, infatti, in precedenza l’offerta si poteva orientare lungo due binari principali: un primo teso a soddisfare le esigenze di un pubblico composto in gran parte da giovani alle prese con retribuzioni fin troppo “flessibili” oppure studenti  in cerca di opportunità economiche in grado di far  superare con danni minimi il pasto serale, e un secondo finalizzato a soddisfare le necessità di una categoria di single, categoria in continua crescita, a caccia di nuove (o vecchie) amicizie, l’evoluzione dei tempi porta anche ad un allargamento e ad una diversificazione degli avventori. In effetti , al momento, è ben più articolato il panorama dei frequentatori di happy hour. L’età media si alza, per l’avvicinarsi di una serie di trenta – quarantenni che trovano piacevole trascorrere il tempo che va dall’aperitivo alla cena in un locale come si deve con cibi gustosi e buoni drink, dalla differente gradazione alcolica. Del resto le giovani coppie ritrovano volentieri gli amici, anche provvisti di prole, nel confortevole ambiente di un pacato street bar, dove passare una serata in tranquillità con la buona abitudine di non fare troppo tardi. Per cui anche l’immagine complessiva della struttura deve adeguarsi alle nuove esigenze. Se prima i prodotti di maggiore successo erano rappresentati da un vasto assortimento di salumi, pizzette, di vario tipo, frittatine miste, formaggi a volontà e vaschette di sottaceti, accanto alle immancabili patatine fritte, ora si deve curare l’offerta alimentare con maggiore attenzione. Una mano l’ha data la diffusione del sushi giapponese che ha aperto la strada a una serie di bocconcini di pesce, sia crudo che non, dai sapori e dai colori ammiccanti, poi si può pensare al pinzimonio con verdure diverse da affogare in salse di vario tipo e dall’apporto calorico differenziato, e ancora a vol au vent dai suggestivi e gustosi ripieni. Accanto al sempreverde prosecco (o champagne a seconda del posizionamento che si vuol dare al locale), anche le bevande tendono a salire di qualità con vini particolari dalle etichette internazionali, alle bottiglie da meditazione, ai nostrani di valore, ai cocktail di nuova generazione. Gli interni si dovrebbero intendere un po’ meno spartani di quelli cui siamo abituati e lo spazio destinato al singolo tavolo, anche a costo di veder un filino diminuita la capacità di accoglienza, aumentare di volume per rendere maggiormente comodo il periodo di permanenza. La disposizione delle luci, gli elementi di caratterizzazione, l’arredamento, devono tenere conto della diversa vocazione con cui si vuole differenziare l’esercizio, fornendogli una “personalità” il più possibile ben definita. Come sottolinea Marino Niola in un articolo su “La Repubblica” (Happy Hour, venerdì 3 settembre 2010, p. 53)dedicato all’argomento: “Per un verso è l’aperitivo che tracima sulla cena…Ma per l’altro verso è molto di più di un modo nuovo di vivere il bar. È una cerimonia sociale sincretica che rimescola tempi e sapori, persone e abitudini, mode e modi. Ed è una metafora del nostro presente in rapida trasformazione, nonché un simbolo anticipatore del nostro futuro”.

        

                                     

        

                                                                  Stelvio Catena

 

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