Howard Hughes

LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

In un periodo della sua vita, l’eccentrico miliardario americano Howard Hughes acquistò una serie di hotel/casinò a Las Vegas con l’idea di rifondare l’immagine della città dello stato del Nevada assurta a simbolo del gioco e del divertimento più sfrenato. Come molte delle imprese del miliardario statunitense anche questa non produsse i risultati sperati, ma almeno servì a fare sentire “a casa” un uomo che ha passato la vita nelle suite degli alberghi di mezzo mondo.

 

Nel decennio che va dal 1930 al 1940 è stato, con molta probabilità, l’uomo più ricco e potente degli Stati Uniti. Howard Hughes occupa un posto del tutto particolare nella storia del grande paese americano. Imprenditore, regista, aviatore e produttore cinematografico, con il suo attivismo e con le sue manie ha caratterizzato un’intera epoca. Nato a Humble, nel Texas, il 24 dicembre 1905 si distinse fin da giovane per la grande energia e lo spirito d’iniziativa. Determinato a raggiungere comunque i propri obiettivi, mostrava una personalità complessa, a volte contraddittoria, ma sempre contraddistinta da una componente di genialità. Soffrì fin da ragazzo, sembra a causa di una forma di sifilide contratta in giovane età, di disturbi mentali che spesso sfociavano in violente crisi di ossessione compulsiva (il ripetersi di immagini e pensieri ricorrenti e persistenti), tali da costringerlo ad autorecludersi per lassi di tempo considerevoli nella propria abitazione. Però piuttosto che ghettizzarlo le caratteristiche della sua personalità lo ammantavano di un fascino notevole. Gli sono state attribuite impetuose relazioni con alcune delle più famose e affascinanti dive di Hollywood: Katharine Hepburn, Bette Davis, Jane Harlow e Ava Gardner, quella che negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale venne definita “la più bella attrice di Hollywood”. Nel 1957 si sposò con un’altra protagonista di grande fascino della settima arte, Jean Peters, dalla quale si separò nel 1971, a causa della reclusione cui l’aveva costretta e delle continue crisi di gelosia. Le sue “ossessioni” furono gli aerei (nel 1946 ebbe un incidente di volo dal quale sopravvisse per miracolo) e il cinema. Per amore dei primi fondò la Hughes Aircraft e investì una fortuna quando tentò la scalata alla guida della TWA. La giustizia gli impose di cedere il pacchetto di maggioranza di quest’ultima società aerea per il conflitto d’interessi che si era venuto a creare con l’altra impresa che portava il suo nome, ma in definitiva, come avvenne poi in seguito con la casa di produzione cinematografica RKO di cui era divenuto proprietario, il suo carattere eccentrico e difficilmente accondiscendente gli inimicò in pratica sia il mondo imprenditoriale che quello politico statunitense, con inevitabili ricadute negative sulle proprie attività economiche ed artistiche. Deve essere considerato forse il più munifico cliente che gli hotel americani abbiano mai avuto ( si narra che nel 1958 spese al Beverly Hills Hotel, sul Sunset Boulevard, per se, i suoi aiutanti, la moglie e le “fidanzate”  in meno di un anno 11 milioni di dollari), dal momento che trascorse la vita affittando suite e interi piani di alberghi che diventavano per periodi più o meno lunghi la propria casa. Forse per questo decise agli inizi degli anni sessanta del Novecento di acquistare tutti i ristoranti e gli alberghi quattro stelle della sua terra di origine, il Texas, per poi rivenderli a qualche mese di distanza. Però il progetto più ambizioso nell’ambito dell’accoglienza lo immaginò per Las Vegas. Infatti tra il 1966 e il 1968, il magnate acquistò gli hotel/casinò: Castaways, New Frontier, The Landmark Hotel & Casino, Sands e Silver Slipper per modificare in maniera radicale l’immagine della città del Nevada. A tale scopo comprò alcune stazioni televisive locali per meglio trasmettere agli abitanti ed ai clienti le idee che aveva in proposito. L’obiettivo è condensato in una frase capace di compendiare l’intero progetto: “Mi piace pensare a Las Vegas – affermò Hughes – come ad un uomo vestito in modo elegante con una bella donna che scenda da una lussuosa automobile, ingioiellata e con la pelliccia”, una metropoli del lusso e della ricchezza in pieno deserto, un’idea da Howard Hughes. Il progetto si arenò ben presto e il magnate destinò ad altre idee le risorse in suo possesso. Fondò nel 1953 anche un ospedale, l’Howard Hughes Medical Institute nel Maryland, per indagare, sono parole sue, “la genesi della vita stessa”. Fu vittima di un incidente aereo (destino?), mentre rientrava dal Messico per l’ennesimo ricovero al Methodist Hospital di Houston, cui non sopravvisse. Era il 1976, per il riconoscimento furono necessarie le impronte digitali tanto si era trasformato a causa della reclusione in cui viveva da anni e dell’abuso di droghe, aveva 71 anni.       

 

 

 

                                                              Stelvio Catena

 

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