I giovani preferiscono i cocktail

NUOVE TENDENZE

Una recente inchiesta, effettuata dalla società ricerche di mercato statunitense Nielsen su richiesta di Federvini, fa il punto intorno ai gusti dei più giovani riguardo il (comunque moderato) consumo di bevande alcoliche. Insieme alle percentuali delle differenti misture, emerge, con una certa sorpresa ma, al contempo, con grande piacere, la tendenza dei nostri ragazzi a una fruizione di alcol moderata e consapevole, lontana dalle preoccupanti notizie che ci giungono giornalmente dal resto dell’Europa.  

 

                                                                                   Stelvio Catena

 

I giovani italiani, almeno quelli compresi tra i 17 e i 20 anni, consumano alcol in maniera equilibrata. Questa sembra la notizia di maggiore importanza che emerge dall’accurata indagine svolta dalla Nielsen per Federvini, la Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori e Importatori di Vini, Spumanti, Aperitivi, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti e Affini, come recita l’intestazione del consorzio sorto nel 1917, che ha coinvolto novemila famiglie e oltre 25mila persone, tutti residenti nel territorio nazionale. Notizia rilevante intorno a un fenomeno che sta allarmando l’intero continente e che vede in età sempre più precoce l’avvicinamento alle bevande alcoliche. La diffusione dei binge drinking (allocuzione inglese per definire una sbornia) tra i più giovani preoccupa, e non poco, le società del benessere, impegnate a risolvere il problema esitando spesso tra complesse campagne di educazione per prevenire il fenomeno e l’elaborazione di ferree norme legislative volte a reprimerlo. Tornando a casa nostra, dallo stesso titolo della ricerca: I giovani, il consumo di bevande alcoliche e lo stile mediterraneo, si intravede il tentativo di differenziare i comportamenti del sud dell’Europa, appunto quella che si affaccia sul mare nostrum, da quelli in vigore nella parte settentrionale del continente, dove il rigore delle temperature sembra favorire una maggiore diffusione dei liquori ad alta gradazione. Un pò come si è fatto con la cucina, diffondendo una dieta, in pratica un modello di consumo, particolare e differente dal resto dei paesi a nord delle Alpi, con notevole successo, anche commerciale, e benefici innegabili per la salute dei consumatori. Andiamo, però, a vedere i risultati. Intanto la bevanda preferita risultano i cocktail alcolici con il 21,0% delle preferenze , segue la birra al 18,0%, poi il vino fermo al 14,0% e, in ultima posizione, all’8,0% si collocano spumanti e champagne (il classico “prosecchino”). Un fattore importante riguarda il modo e il luogo in cui avviene prevalentemente il consumo: in compagnia nei locali pubblici. Insomma si preferisce bere con gli amici in pub, discoteche e bar, piuttosto che tra le pareti di casa propria. Altro dato che può indurci a qualche riflessione è quello che colloca intorno ai 15 anni il “primo bicchiere”, in contesti tradizionali e controllati (36,0% per una ricorrenza, 22,0% in una festa in casa, 14,0% in casa alla presenza di genitori o parenti), dove la stessa famiglia, si suppone, non abbia opposto grande resistenza. In ogni modo la fotografia generale che si ricava dall’indagine, ci offre un paese dove si beve un pò meno, rispetto agli anni passati, ma di sicuro meglio. I dati sul consumo pro – capite appaiono illuminanti: dai 120 litri degli anni Settanta del Novecento siamo arrivati ai 40 attuali. Un valore, però, è capace di attirare la nostra attenzione, quello che riguarda la percentuale, ben un 36,0%, di coloro che affermano di bere in modo “responsabile”, cioè evitando gli eccessi, all’insegna della convivialità e del buon vivere. E se tale consapevolezza trova nel pubblico più maturo la maggiore approvazione, anche i giovani appaiono condividerla, se può contare su di un 37,0% di consensi presso la fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni e su di un 31,0% tra coloro che hanno dai 17 ai 20 anni. In particolare è singolare che tali bon vivant parlino di uno “stile mediterraneo” nell’approccio all’alcol, come a voler sottolineare una tendenza particolare, una maniera di intendere il rapporto con tali bevande in qualche modo diverso, un criterio di consumo che distingue i paesi che si affacciano sul mare nostrum dal resto del Vecchio Continente. Particolarità, questa, che è stata messa in rilievo anche da Lamberto Vallarino Gancia, proprietario dell’omonima industria vinicola e presidente di Federvini, il quale, a commento dell’inchiesta, ha affermato: “Con questa ricerca abbiamo voluto approfondire anche l’approccio dei giovani verso il consumo e abbiamo registrato segnali positivi anche se, certamente, si può fare ancora di più. Crediamo in un approccio positivo, diretto all’educazione verso stili di consumo mediterranei. Riteniamo invece che le politiche proibizionistiche non siano efficaci, anzi generino spesso un effetto contrario a quello voluto, come dimostrano i dati sull’abuso di alcol in quei Paesi europei che le hanno adottate”. Che l’educazione, a nostro parere, risulti molto spesso assai più efficace della repressione, lo abbiamo affermato in diverse occasioni, ma al contempo una dura legislazione per i trasgressori delle regole riguardanti il consumo di alcol, la riteniamo una misura alla quale non si debba e non si possa rinunciare al fine di mantenere equilibrata la convivenza nella attuale società civile.

 

 

 

 

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