I prodotti ittici, igiene e controlli

490I prodotti ittici da un po’ di tempo a questa parte, sono oggetto di un movimento costante da parte di Guardia costiera, NAS, e altre figure, per controlli e accertamenti di vario genere. Si discute su tutto: da dove arriva, come viene trattato, conservanti coloranti, trucchi, strategie che si utilizzano per far durare di più il pesce nei banchi dei market, o pescherie varie.

Una regola che non viene quasi mai rispettata è che quando il pesce fresco viene trattato con additivi leciti, deve essere classificato come prodotto alimentare “trasformato”, e, quindi, non è consentito riportare in etichetta la parola “fresco”, facendo credere al consumatore che sia tale.
La cosa grave è che i trattamenti, nonostante gli obblighi previsti dalla legge, non vengono elencati nel cartellino dei prodotti e, cosa ancora più grave, è che, spesso, le sostanze utilizzate sono tossiche per la salute. Allora:

1) Partiamo col dire che quasi tutto il “merluzzo” che troviamo in commercio non è altro che filetto di Pangasio, pesce di poco valore, spregevole qualità e sapore, dal gusto stucchevole, dolciastro, che l’industria usa spessissimo dentro i suoi prodotti. Lo stesso pesce vive in grossi fiumi, di solito altamente inquinati. Tale pesce cresce in modo impressionante, può arrivare ad una lunghezza di 130 cm, ed è per questo che costa pochissimo ed è utilizzato tanto.

2) Le seppie bianche che trovate in commercio sono sbiancate, con acqua ossigenata o altri sbiancanti chimici, ma siccome è bella bianca, piace e si compera.
3) Quando il pesce perde la freschezza naturale viene lavato con acqua, sale e aceto.
4) Le branchie dei pesci vengono in moltissimi casi colorate con anilina (fonte da wikipedia: L’anilina è una sostanza velenosa con probabili cause effettive cancerogene, aspetto oleoso, liquido, incolore. L’anilina è un cancerogeno riconosciuto per l’uomo. Provoca soprattutto tumori della vescica, ma anche tumori renali, cutanei, epatici e del sangue. Come molecola di per sé non è attiva, ma richiede previa metabolizzazione nel fegato attraverso processi di idrossilazione ad opera di enzimi dipendenti dal citocromo P450 (catena ossidativa dei microsomi)) e ammoniaca.
5) Altro trattamento al pesce molto più intenso e pericoloso, è quello con il cafados (perossido di idrogeno e cloro). È un trattamento molto pericoloso perché è praticamente irrintracciabile. È un additivo che in Italia non è commerciabile, di provenienza spagnola, e si utilizza con acqua ossigenata, o solo (serve a conservare la freschezza del pesce da sembrare vivo). I danni che può procurare all’organismo umano sono impressionanti. (fonte wikipedia: Secondo Alberto Mantovani, tossicologo e ricercatore del dipartimento di Sanità Alimentare ed Animale dell’ Istituto superiore della sanità, il cafados «Può dare avvelenamento acuto, però non serio. Diciamo un’allergia violenta. Certo nei casi di pazienti particolari, come per esempio i cardiopatici, i problemi possono essere molto più gravi».
6) Andiamo avanti, con altre sostanze utilizzate come fosse cosa normale anche se vietate dalle leggi. Perossido di idrogeno, comunemente detta acqua ossigenata. Questa sostanza ha appunto, il ruolo di sbiancare, lucidare, rendere brillante un pesce, o mollusco. In questo caso devo dire che il perossido di idrogeno, non possiamo definirlo pericoloso, ma qui parliamo di frode in commercio, il consumatore deve sapere cosa mangia, semplice no? Normalmente questo trattamento va fatto a pesci importati, decongelati, trattati quindi con il perossido di idrogeno (sigla H2O2). Non può essere considerato un ingrediente perché volatile e quindi non viene inserito tra gli ingredienti.
Si tratta di un modo semplice e facile di raggirare la legge. Nel 2010 il Ministero della Salute, al fine di evitare interpretazioni futili o ambigue, ha diramato la nota chiarificatrice n. 13093, del 29 aprile 2010, nella quale viene rimarcato il divieto di utilizzo di acqua ossigenata nei prodotti della pesca destinati al consumo alimentare umano. Nella nota viene evidenziato che gli unici additivi utilizzati nei prodotti alimentari di origine animale sono quelli contemplati dal Decreto Ministeriale del 27 febbraio 1996 n. 209.
7) Passiamo ad un altro prodotto non ammesso dalla legge ma che viene utilizzato abusivamente. Parliamo dunque del cloro. Questo a differenza dell’acqua ossigenata appare tra gli additivi consentiti, è un decolorante e sbiancante, ma appunto viene utilizzato per aumentare la vita del pesce stesso.
Queste sono solo alcune delle problematiche relative al discorso “pesce fresco”. Qui sotto vi voglio far vedere una foto trovata in rete, relativa ad un articolo su un’intossicazione con più di 50 persone coinvolte.

QUESTA LA FOTO DI CUI VI DICEVO

I prodotti itticiDi cosa vogliamo parlare? Ma guardate quel tagliere…

E’ cosa normale in moltissime pescherie, pesci pescati e lasciati li, appesi tutto il giorno senza frigoriferi, pesci mangiati crudi senza essere stati abbattuti regolarmente con appositi abbattitori di temperatura. Tanto il messaggio che passa è quello che basta un po’ di limone o aceto e siamo ok.
Lo abbiamo sempre mangiato il pesce crudo così, cosa farà mai?

Purtroppo non è così, è molto rischioso e bisogna essere meno buoni con chi non rispetta le regole.

Ristoratori, venditori, commercianti, cosa aspettate a mettervi in regola CON VOI STESSI?

Ci deve scappare il morto, prima di capire che la legge va rispettata per la salute degli altri?

Rispettare le regole igieniche, rispettare la legge, essere onesti con se stessi almeno, quindi esporre il pesce pescato fresco quando lo è, oppure se vendete o utilizzate prodotti gelo, non freschi e via dicendo, vi chiedo almeno di scrivere sul tagliandino di tracciabilità, sia quando il pesce è decongelato, trattato con additivi, scrivere la zona FAO di provenienza, e tutte le altre informazioni importanti per i vostri clienti.

732Ringrazio tutti quelli che mi seguono in TV, su Alice Tv, canale 221, digitale terrestre, con il programma PIATTI E MISFATTI.

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