Il fascino dell'”usato”

CAFFÈ LETTERARI

Viene dai paesi dell’Est Europa, quelli che appena venti anni fa facevano parte del cosiddetto “blocco comunista”, una interessante sollecitazione riguardo il riutilizzo di costruzioni, il più delle volte testimonianze delle velleità monumentali dei passati regimi, adibite a scopi diversi e riadattate come complessi di accoglienza o centri di intrattenimento che si trasformano in breve tempo in strutture di notevole successo. Un intelligente maniera di utilizzare impianti desueti e dimore abbandonate.

Quando il Maresciallo Tito decise di costruire un grande hotel che divenisse un simbolo ben visibile del regime e potesse ospitare sia i massimi esponenti del partito che i protagonisti della vita politica internazionale in visita nel paese da lui governato, scelse le rive del Danubio e lo concepì come un grande blocco di marmo bianco dove le fitte finestre formavano un ampio alveare e gli ospiti potevano trovare tutti i servizi di un albergo di gran lusso. Volle chiamarlo Jugoslavia come la nazione che aveva creato, unendo le etnie più diverse, e difeso dai tanti nemici. Era il 1969 e Belgrado era la capitale tanto della Serbia che dell’intera nazione. Durante la guerra che dal 1991 al 1995 sconquassò quelle terre l’edificio venne fatto oggetto di bombardamenti da parte delle truppe della Nato dal momento che fra le sue mura avevano trovato rifugio Arkan (nome di battaglia del criminale di guerra serbo Željko Ražnatović) e le sue feroci “tigri”. Passato il turbine del conflitto l’imponente edificio si trasformò in un casinò la cui attività doveva aiutare la ricostruzione economica del paese devastato dalle ostilità. Al momento la multinazionale austriaca Hypo Alpe Adria, che ne ha rilevato di recente la proprietà, è decisa a rinverdirne i fasti come struttura di accoglienza di lusso riportandolo all’originaria funzione di hotel. I lavori sono già a buon punto e in un paio d’anni si stima debba riaprire i battenti come esclusivo albergo a cinque stelle. A Varsavia, invece, è il Palazzo della Cultura e della Scienza, massiccio grattacielo regalato da Stalin al paese fratello in perfetto stile architettonico sovietico, invece di ospitare gli scienziati e gli intellettuali comunisti impegnati a contrastare la controparte capitalistica per il primato mondiale, accoglie fra le sue robuste mura uffici, cinema, caffè, locali, spazi espositivi. A 114 metri si può trovare un bar con vista mozzafiato sulla città, mentre al piano terra si aprono le stanze del Caffè Kulturalna , a fianco dell’omonimo teatro, frequentato dai giovani attori e da gran parte dell’intellighenzia indigena. Un’ala del secondo palazzo più grande al mondo dopo il Pentagono statunitense, la Casa del Popolo di Bucarest, eretta dal dittatore Ceausescu a sua perenne memoria, è stata acquistata dal gruppo Marriott International per collocarvi un lussuoso hotel cinque stelle. Nella Berlino ex Est vanno a ruba le camere dell’Ostel, l’albergo in perfetto stile DDR ricavato da un tipico casermone di edilizia popolare, dove è possibile prenotare la suite Stasi, di sicuro la più richiesta. Gli esempi fin qui esaminati, oltre ad insegnarci come trasformare in opportunità un problema,  ci portano ad almeno un paio di importanti riflessioni. Una prima riguarda le opportunità che vengono offerte dalla storia a operatori della ristorazione e dell’accoglienza, i quali si trovano spesso residenze di grande qualità e bellezza a disposizione per essere trasformate in piacevoli e invitanti locali alla moda. In Italia, ad esempio, sono assai numerosi i palazzi o le dimore di campagna appartenuti a personaggi più o meno noti che possono assolvere a tale funzione. Una seconda riflessione comprende la possibilità di non sottrarre al verde ulteriore spazio per nuove futuribili costruzioni quando ce ne sarebbero già tante da riadattare, anche con idee e progetti dai caratteri architettonici radicalmente innovativi.  Siamo sicuri che tutti i piani a tale scopo indirizzati, che siano in possesso degli imprescindibili fattori di successo quali devono essere considerati sia lo spirito imprenditoriale che la capacità di valorizzazione degli elementi di eccellenza di ogni sito, avranno concrete opportunità di accedere ai finanziamenti, tanto pubblici che privati, necessari alla trasformazione delle diverse strutture. Iniziative che per un verso qualificherebbero l’insieme della proposta ricettiva nazionale e per un altro andrebbero a valorizzare un patrimonio residenziale di altissima importanza storica difficilmente riscontrabile in qualsiasi altra realtà territoriale dell’intero pianeta.

 

 

Stelvio Catena

 

 

 

 

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