Il gin

IDEE BAR

Le origini di questa acquavite internazionale, è forse l’unica che viene prodotta e bevuta quasi ovunque, ottenuta dalla fermentazione delle bacche di ginepro, sono da ricercare in Olanda dove cominciò a diffondersi verso la metà del 17° secolo. Tanto per cambiare, pare sia stato un farmacista, tale Sylvius Franciscus  ad inventare questa acquavite, si dice nel tentativo, di trovare una cura per i soldati che si ammalavano di febbre nelle Indie Orientali. Arrivò ben presto in Inghilterra, dove divenne una vera e propria bevanda alcolica. La sua diffusione fu favorita dal prezzo a dir poco contenuto, bastavano pochi penny per inebriarsi in qualsiasi locale. Si cominciò a distillarlo puro e in Inghilterra si cominciò a porre in fusione non più l’olio ricavato dalle bacche di ginepro, ma le bacche stesse, e per eliminare il suo gusto aspro si cominciò ad addolcirlo con semi di coriandolo, cumino, finocchio e bucce d’arancia. Il gin divenne quindi talmente popolare che ad un certo punto in Inghilterra verso la metà del  XVIII secolo si producevano circa 70 milioni di litri di gin per una popolazione di solo sei milioni di abitanti, si cominciò addirittura a pagare gli operai con questo distillato, con gravi conseguenze sul piano sociale dato l’aumento del tasso di alcolismo soprattutto nella parte meno abbiente della popolazione. Si cercò ad un certo punto di limitarne la diffusione a beneficio di altri tipi di bevande. Fu emanato così il Gin Act, una normativa con la quale si prevedeva una forte tassazione sul commercio e sull’utilizzazione di tale bevanda. Tale normativa però non ottenne mai i risultati sperati, anzi contribuì a far proliferare le distillerie clandestine e paradossalmente favorì lo sviluppo del distillato. La preparazione del gin consiste in una soluzione di acqua demineralizzata, zucchero, alcol, bacche di ginepro e altre sostanze aromatizzanti, che vengono fatte riposare ad una temperatura di circa cinquanta gradi per tre giorni, trascorsi i quali si comincia con la vera e propria distillazione.

Le direttive comunitarie ammettono solo due modalità di preparazione del gin, quello della distillazione e quello dell’aromatizzazione. La distillazione può avvenire con metodo continuo o con metodo discontinuo, quella con metodo continuo consiste nel distillare, con particolari alambicchi la materia prima per un periodo di tempo abbastanza lungo, quella discontinua consiste invece nell’utilizzazione degli alambicchi tradizionali distillando la materia prima per un periodo di tempo più breve e in sequenza nei vari alambicchi, in pratica il distillato che esce da un alambicco viene distillato nuovamente nell’alambicco successivo. L’altro metodo,molto meno usato, è quello dell’aromatizzazione, i gin prodotti con questo metodo sono molto aromatici con una predominanza  di note di ginepro. In questo metodo l’alcol assume un’importanza fondamentale, deve trattarsi di una qualità particolarmente neutra e possedere almeno 96°.

Ormai da tempo, il gin più conosciuto è “Il London dry gin”, che rispetto al suo prototipo olandese, è un distillato più neutro e più godibile, motivo per il quale risulta essere adatto come base di realizzazione di diversi cocktail. Di regola, il gin olandese e altri tipi di gin forti, non vanno mescolati con altre bevande, perché quel gusto così predominante disturberebbe e coprirebbe il sapore degli altri ingredienti, mentre il “London dry gin” è una sorta di partner ideale per vari altri liquori, succhi e altri ingredienti. Gli inglesi amano definirlo ”the heart of a good cocktail” e questa prerogativa non è mai sta insidiata da nessun altro liquore a parte l’avvento recente della prepotente vodka. Sembrerebbe impossibile, ma pare che il migliore elogio del gin si deve alla famosa penna di Giosuè Carducci, che dopo un primo assaggio improvvisò questi versi:” Quanto azzurro di amori e  di ricordi/ Gin infido liquor, veggo ondeggiare/Nel  breve cerchio onde il mio gusto mordi/O dolci selve di ginepri, rare,/a cui fischian nel grigio ottobre i tordi/Lungo il patrio selvaggio, urlante mare.

 

CARUSO

Questo cocktail è stato creato in occasione del debutto del più grande cantante di tutti i tempi, Enrico Caruso al Metropolitan di New York molto probabilmente da un barman di origini italiane.

 

(dose per 2 persone)

1/3 dry gin(30g);1/3 Vermouth dry(30g);1/3 crema di menta verde(30g)

Si prepara nello shaker con poco ghiaccio cristallino; versare il dry gin, il vermouth dry e in ultimo la crema di menta verde e agitare velocemente per qualche secondo. Servire nei classici bicchieri da cocktail perfettamente inodori, puliti e freddi.

 

                                                               La redazione

 

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