Il paese diventa un… hotel

NUOVE TENDENZE

Dagli addetti ai lavori è chiamato “albergo diffuso” e definisce una struttura di accoglienza che non si limita ad un solo edificio o gruppo contiguo e omogeneo di edifici, ma si allarga a più fabbricati disseminati in un territorio, comunque, limitato. Castelli con le loro antiche coorti, piuttosto che vecchie fortezze, fino a interi piccoli borghi che hanno conservato nel tempo la originaria struttura medievale, diventano hotel più o meno di lusso in cui trascorrere periodi di vacanza con la sensazione di essere ospiti di una piccola comunità.     

 

                                                                              Stelvio Catena

 

In pieno medioevo non esistevano che pochissimi centri urbani di una certa rilevanza, mentre l’economia rurale si articolava in tanti piccoli, ma operosi, paesi diffusi nella campagna. Questo era il paesaggio urbano prevalente nell’Italia dei comuni. Col passare del tempo e con lo sviluppo delle industrie e dei commerci, le città si sono ingrandite a dismisura, mentre i piccoli centri si sono svuotati, pur restando attivi anche se, spesso, con un pugno di abitanti. Oggigiorno, quelli che soltanto pochi anni orsono erano considerati complessi abitativi destinati a scomparire, godono di nuovo interesse da parte di un numero sempre crescente di operatori turistici. Questi ultimi, infatti, ristrutturano le vecchie case, le rendono nuovamente abitabili, le rifiniscono con i servizi più moderni e li pongono sul mercato alberghiero quali affascinanti magioni ricche di storia da occupare per periodi di vacanza. Qualche elemento aggiuntivo (spa, piscina, centro congressi) e voilà l’”albergo diffuso”. Diverse ormai sono le località così attrezzate, in prevalenza nella parte centrale della penisola, capaci di ospitare anche un numero elevato di clienti. Fino ad ora ad affrontare questa trasformazione erano stati piccoli siti ormai quasi disabitati, composti nella grande maggioranza da un numero assai ristretto di abitazioni, in zone prevalentemente collinari. Per la prima volta una soluzione di questo tipo viene adottata da un paese ancora in piena efficienza. Si tratta di Gangi, piccolo borgo (conta intorno ai settemila abitanti) a centodieci chilometri da Palermo adagiato sul Monte Marone a mille metri di altitudine, dove il Sindaco, Giuseppe Ferrarello, ha deciso di cedere gratuitamente gli immobili, tutti situati in pieno centro storico, vecchi o non più abitati di proprietà di alcuni privati, intenzionati a disfarsi di abitazioni senza mercato, a tutti coloro che si impegnano di renderli nuovamente fruibili e di abitarli per periodi più o meno lunghi durante l’anno. In questo modo, almeno dal suo punto di vista, raggiunge due obiettivi: ristruttura le case disabitate e fatiscenti del paese, con innegabili benefici igienici, sanitari e riguardanti il pubblico decoro; rilancia, attraverso l’arrivo di nuovi abitanti/turisti, la vivibilità e l’economia del proprio municipio. In effetti i piccoli esercizi commerciali, che soffrono il continuo depauperamento della popolazione in maniera drammatica, possono, una volta raggiunto lo scopo, contare su una considerevole quantità di nuovi clienti e riprendere a macinare business. Quello che non era riuscito a Vittorio Sgarbi, Sindaco di Salemi, sembra, invece, alla portata di Ferrarello, personaggio di sicuro meno conosciuto, ma di evidente concretezza. L’idea dell’”albergo diffuso” l’ha avuta una società di Ravenna, che, venuta a conoscenza dell’iniziativa lanciata dal primo cittadino, si è presa l’incarico di rendere nuovamente agibili tutte e dieci le dimore attualmente a disposizione, esclusa quella già acquistata con regolare atto notarile da Graziella Valeria Collesano di Caltanisetta, a patto di poterle poi assemblare in un pacchetto turistico di offerta. Del resto anche la prima compratrice non nasconde l’intenzione di impiegare l’abitazione appena acquisita per uso ricettivo turistico e abitativo. Accanto agli spazi destinati all’accoglienza, nel progetto presentato dall’azienda emiliana, se ne costruirebbero degli altri, nei quali sarebbero ospitati delle officine artistiche, in prima battuta si pensa a degli atelier di pittura e scultura, dove poter seguire corsi specifici. Dei veri e propri “laboratori di creatività” in cui trascorrere piacevoli momenti di studio e di lavoro, dal momento che accanto ai corsi d’arte ne sono previsti altri indirizzati alla riscoperta dell’antica manualità dell’artigianato. Una esperienza davvero interessante poiché, anche se per un periodo limitato, si permette al turista di tuffarsi nella realtà sociale di un piccolo centro siciliano rimasto pressoché intatto  fin dalla nascita, in pieno Medioevo. “L’amministrazione comunale di Gangi – ha dichiarato Ferrarello – ha svolto semplicemente la funzione di agenzia di collegamento tra i proprietari di vecchi immobili intenzionati a liberarsene e chi invece li vuole acquistare a costo zero. Alcuni hanno preferito acquistare a prezzi modici fabbricati in buone condizioni e che necessitano di modesti interventi tanto da essere immediatamente abitabili. Questa iniziativa rientra in un percorso virtuoso che punta a rivalutare il nostro medievale centro storico incentivando il restauro di vecchi fabbricati”. L’obiettivo prioritario appare raggiunto, almeno secondo le parole del Sindaco, e il paese, grazie in buona parte ai turisti, torna a vivere.      

 

 

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