Il presepe degli chef

CURIOSITA’

Da un’idea di Maurizio Cortese e dalle abili mani di Marco Ferrigno nasce un presepe nuovo e molto particolare, senza pastori ma con tanti chef.

 

Che San Gregorio Armeno fosse la patria del presepe è cosa ormai nota, che i maestri presepiali napoletani si facessero apprezzare oltre che per le doti “manuali” anche per quelle artistiche e per la loro fantasia anche, ma stavolta è venuta fuori una cosa davvero particolare. Da un’idea di Maurizio Cortese nasce il presepe degli chef. Realizzato completamente a mano, nel pieno rispetto della più rigorosa tradizione napoletana, il Presepe degli chef si presenta al pubblico con 27 diverse statuine raffiguranti i volti di altrettanti chef della cucina italiana. L’idea è quella di proporlo come una sorta di guida in 3D, quindi seguendo il principio basilare  che regola le guide di anno in anno si arricchirà di volti (statuine) nuovi e magari verrà messo da parte qualche volto vecchio. L’autore è Marco Ferrigno erede di una famiglia che, dal 1836, firma piccole opere d’arte in terracotta nella celebre strada dei presepi di San Gregorio Armeno, per il quale, vincitore più volte del “Premio San Gregorio Armeno” e del “the First Award Europe”, le citazioni della stampa nazionale ed internazionale, per le sue opere,  presenti a New York, Parigi, Arles, Malmoe, Stoccarda sono ormai una consuetudine. Il risultato è un vero e proprio presepe tradizionale d’autore in cui i protagonisti non sono più i classici pastori, ma  i volti noti della cucina italiana ritratti in giubba da cuoco, ciascuno con un dettaglio che ne esalta una caratteristica. Riproposte ovviamente anche delle scene a tema, la vecchia osteria e la cucina, il banco della carne e quello dei formaggi, il banco del pesce è c’è spazio anche per i critici del settore: Enzo Vizzari e Stefano Bonilli. Il Presepe degli chef  oltre a presentare un quadro attualissimo sulla situazione della ristorazione italiana ritrae gli chef in modo quasi perfetto: Massimo Bottura, lo chef de l’Osteria Francescana che mette d’accordo tutti i critici, porta in evidenza lo slogan che più gli si addice: “The special one”; Heinz Beck; Massimiliano Alajmo chef de Le Calandre; Carlo Cracco;  Niko Romito il giovane abruzzese patron del Ristorante Reale di Castel di Sangro conduce un gregge di pecore vicino al banco dei formaggi; Davide Scabin chef patron del ristorante Combal.zero a Rivoli; Enrico Crippa ultimo tre stelle Michelin nell’edizione 2013 con il suo Piazza Duomo di Alba; Gualtiero Marchesi; Alfonso ed Ernesto Iaccarino di Don Alfonso 1890; Alfonso Caputo;  Mauro Uliassi dell’omonimo ristorante di Senigallia porta una grande guida del Gambero Rosso dove è evidente sulla copertina una croce nera a rappresentare la discussa retrocessione nell’edizione 2014; Ciccio Sultano il siciliano di Ragusa nel suo Duomo, amatissimo per i dessert, è stato raffigurato con una cassata; Paolo Lopriore porta un evidente  “To be or not to be” per ironizzare sulla sua cucina non sempre comprensibile con la conseguente chiusura e poi riapertura del suo Il Canto; Andrea Berton che a Milano ha aperto tre diversi ristoranti tira il carro del trasloco dopo aver lasciato le cucine del Trussardi alla Scala; Pier Giorgio Parini; Aimo Moroni; Antonello Colonna; Antonino Cannavacciuolo, lo chef campano  impugna due grossi coltelli e sembra incutere timore, come nella trasmissione televisiva “Cucine da incubo” in onda su FOXLIFE; Fulvio Pierangelini fondatore del ristorante Il Gambero Rosso di San Vincenzo; Gianfranco Vissani con un microfono in una mano (ha dichiarato in tv di vergognarsi di cucinare il pomodoro suscitando l’indignazione di Iaccarino). Nel presepe indossa scarpe rosse sulle quali uno dei cani dello chef di Sant’Agata sui due Golfi fa la pipì, e per finire le uniche due donne, Nadia Santini del ristorante “Dal Pescatore” e Angelina Ceriello, la regina delle cucine del ristorante E’ Curti di Sant’Anastasia (Na), fuori dalle rotte “stellate” ma nel cuore degli amanti della cucina tradizionale campana. “La bellezza del presepe napoletano contemporaneo – ha dichiarato Maurizio Cortese-  è che dà la possibilità di fare della sana ironia su episodi realmente accaduti. San Gregorio Armeno, la via dei presepi di Napoli, è piena di statuette che rimandano alla più viva attualità. Ricordo quando Gianfranco Vissani dichiarò in televisione che si vergognava di cucinare con il pomodoro e la sdegnata reazione che ne seguì di Alfonso Iaccarino: non potevo non far rappresentare questa storia. Ognuno dei “miei” pastori è raffigurato secondo le sue peculiarità”.

L’attenzione ai particolari, l’ironia e la somiglianza di certe espressioni, fanno del Presepe degli chef un piccolo capolavoro d’artigianato.

 

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