Il ristorante che ha cambiato l’Italia

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Il 26 aprile 1859 scadeva l’ultimatum dell’Austria nei confronti del Regno di Sardegna per il ritiro delle truppe dal confine del Ticino. Ratificata la dichiarazione della seconda guerra per l’Indipendenza Nazionale, il Primo Ministro Camillo Benso conte di Cavour si recò al ristorante Del Cambio di Torino.

 

Quella serata di fine aprile 1859 l’aria frizzante prometteva un’estate calda.
Per il gruppetto di funzionari del Regno di Sardegna che escono da Palazzo Carignano, situato nell’omonima piazza,  lo sarebbe stata comunque. Con in testa il primo Ministro, Camillo Benso conte di Cavour, si dirigono dall’altra parte dello spiazzo dove è situato l’ingresso del ristorante  Del Cambio il preferito dall’uomo politico piemontese.
Addirittura ha un tavolo fisso di fronte alla finestra che dà proprio sulla piazza. Motivi per festeggiare, magari con un bel piatto di brasato al barolo una delle tante specialità della casa, ne hanno, come la sicurezza che la temperatura estiva si sarebbe alzata sensibilmente a causa delle granate esplose dagli eserciti in conflitto. E’ appena stata ratificata la dichiarazione di guerra con l’Austria che, combattuta a fianco delle truppe francesi, porterà all’annessione della Lombardia al futuro Stato Italiano. Per ora il processo di unificazione passa dall’espansione del piccolo Regno di Sardegna, ma ormai la spedizione di Garibaldi, capace di aggiungere il sud della penisola per intero, è alle porte. Cavour è raggiante, la tela iniziata a tessere un anno prima a Plombiéres negli incontri segreti con Napoleone III, si dipana ormai secondo le previsioni. I falsi movimenti di truppe lungo il confine del Ticino e l’afflusso di volontari antiaustriaci nelle fila sabaude, hanno ottenuto l’effetto sperato. L’ultimatum austriaco è scaduto e l’impero asburgico è costretto a trascinare in guerra, accanto al piccolo Stato italiano, anche la Francia. La Seconda guerra d’Indipendenza ha inizio. All’invio del dispaccio che ratificava il conflitto, sembra che il Primo Ministro abbia esclamato: “Oggi abbiamo fatto la Storia e adesso andiamo a mangiare”.
Del Cambio fondato nel 1757, è uno dei ristoranti più antichi della città di Torino, al momento data la veneranda età, è chiuso per un piccolo restauro, che lo riproporrà più bello ed affascinante di prima, da subito diviene il luogo preferito dai politici e dai notabili cittadini. Il nome deriva dal brindisi che fecero gli uomini politici che, effettivamente, cambiarono le sorti dell’Italia. Anche se Alessandro Manzoni, nelle uscite torinesi, era un altro cliente affezionato, Cavour deve considerarsi il suo più grande estimatore. Il posto preferito dallo statista, ancor oggi segnalato con una targa e una coccarda tricolore, permetteva la visione di Palazzo Carignano.

Qualora ci fosse stato urgente bisogno della presenza in aula del Primo Ministro un fazzoletto bianco sarebbe stato opportunamente sventolato da una delle finestre dell’edificio. Annoverando tra i frequentatori abituali anche Urbano Rattazzi, esponente di spicco della sinistra moderata in fiero contrasto con la destra liberale guidata da Cavour, non è da escludere che il patto di unità d’azione tra i due esponenti politici, conosciuto come il “Connubio” (una specie di “compromesso storico” ante litteram) che portò alla guida del Regno proprio il nobile sabaudo, fosse stato concluso tra un piatto di agnolotti al sugo d’arrosto e un cuore di filetto alla Vialardi. Del resto l’inclinazione del principale artefice politico dell’Unità nazionale per la buona tavola è, ormai, ben nota.
Un’altra leggenda, che di storico sembra abbia assai poco, in voga per la capitale piemontese individua proprio in Cavour il destinatario della ricetta del “tiramisù”, commissionata dal politico a un pasticcere torinese per sostenere il goloso statista nell’improba opera cui aveva dedicato gran parte della propria esistenza: quella di fare dell’Italia una nazione che comprendesse l’intera penisola.
La scomparsa del suo più affezionato e blasonato cliente, avvenuta nel 1861, non spense la creatività degli chef del ristorante. E’, infatti, del 1875 una delle ricette più rinomate del locale: il gran fritto misto alla piemontese alla moda Del Cambio. Si compone di carni bollite (maiale, vitello, manzo, cervella di agnello) e impanate, accompagnate da frittelle di verdure (cardo, carciofo, fave), frittelle di frutta (mela) e da una frittella di semola al cioccolato. Una vera prelibatezza che avrebbe, di sicuro, gratificato anche il raffinato palato del grande uomo politico italiano.

  

        

                                                                                 Stelvio Catena

 

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