Il whisky

IDEE BAR

Superati  i tempi del rosolio della nonna, con l’avvento del jazz, passando per i valzer di Strauss, dal boogie-voogie al rock and roll, la leggenda del distillato più diffuso nel mondo.

”L’acqua della vita”, dal gaelico Uisge  beatha, forse ad indicare le qualità terapeutiche dei distillati diventata poi whisky, occupa un posto di primo piano nel panorama degli alcolici, cosa impensabile per molti anni, visto e considerato che fino a qualche tempo fa era considerato un vero e proprio lusso. Tramontata l’epoca in cui lo si consumava di nascosto, oggi si beve whisky dappertutto anche in pantofole davanti alla tv perché si tratta di un liquore sano e piacevole che, in quantità moderata ovviamente, fa bene alla salute (è un vasodilatatore) d’inverno ti riscalda senza bruciare lo stomaco, d’estate, allungato con ghiaccio, è un ottimo dissetante. Il whisky è un distillato prodotto con acqua e cereali a una gradazione alcolica per volume inferiore al 94,8%, invecchiato in botti di capacità non superiore a 185 galloni, unità di misura americana equivalente a circa 3,7 litri. Teoricamente dovrebbe farsi una distinzione tra whisky, prodotto in Scozia e in Canada e whiskey (con la e) prodotto in Irlanda e Stati Uniti,  ma oggi si usa il termine whisky per indicare indistintamente gli uni e gli altri, anche se poi è opportuno fare la  differenza tra  “scotch whisky” (Scozia), “canadian whisky” (Canada), “irish whisky” (Irlanda) e “bourbon whisky” o più semplicemente bourbon (Stati Uniti). Ben diffusi sono anche “il grain whisky” ottenuto dalla distillazione perlopiù di granoturco e quindi meno pregiato di quello ottenuto dal malto e “il blended whisky” che nasce dal matrimonio di diversi single malt whisky (da quindici fino a quaranta) con uno o più whisky di cereali.  Il “blending” è considerato una vera e propria arte, tant’è  che il compito di miscelare i whisky è affidata al “blender”, anello imprescindibile tra produttore  e consumatore. Personaggio pittoresco, che sceglie i malti (quantità e dosi) da utilizzare e miscela , solamente basandosi sul suo olfatto, le giuste dosi di “maltati”  per ottenere un blended whisky perfetto. Senza ombra di dubbio la Scozia è la patria del whisky e ancora oggi gli scozzesi sono maestri e “custodi” dell’ arte  e dei segreti della distillazione dello “scotch”. In passato gli scozzesi curavano addirittura la varicella dei bambini con il whisky, mentre per il raffreddore usavano miscelare il whisky con acqua (bollente) e zucchero. Questo intruglio”miracoloso” si chiamava “Toddy”. Per far si che facesse effetto bisognava berlo sotto le coltri. I vecchi scozzesi, in questi casi, mettevano fuori dalle coperte un piede e sopra ci infilavano una bombetta scura e continuavano a bere “Toddy” fino a quando non ne vedevano due. Questo era sintomo di guarigione… Figlio indiscusso dell’orzo degli altopiani e della pura e limpida acqua scozzese, affumicato con la torba, lo scotch  può considerarsi l’eccellenza tra i whisky. Il whisky di maggior pregio è sicuramente quello di malto, con una scala di valori che dipendono dall’invecchiamento, che generalmente avviene in botti di rovere. Si va da un minimo di tre anni a un massimo di ventuno. Secondo gli esperti già dopo cinque anni  un whisky può considerarsi perfetto, tra i 9 e i12 anni c’è un ulteriore picco migliorativo e andando oltre, man mano che aumentano gli anni d’invecchiamento la scala dei miglioramenti può essere colta solamente da veri intenditori. Il whisky una volta imbottigliato non continua il suo invecchiamento. Sono talmente tanti i segreti e leggende legate al whisky che si potrebbe scrivere un trattato (Pietro Accolti ci ha provato nel suo libro “il mio amico whisky”).  Per essere sicuri che si tratti di un vero scozzese è cosa fondamentale leggere l’etichetta e occorre verificare oltre alla dicitura “Scotch whisky” , anche quella “bottled in Scotland” per essere certi che sia un prodotto garantito in termini di genuinità ed invecchiamento.  La temperatura ideale per servirlo e gustarlo è compresa tra i 18 e i 20 gradi. Se il  whisky è troppo freddo, infatti, i profumi e i sapori diventano meno intensi e alcuni spariscono del tutto. Può essere servito liscio, con ghiaccio che però ne fa perdere alcune caratteristiche, ma i gusti sono gusti  o allungato con acqua, senza esagerare, al massimo una quantità pari al 25% di quella del distillato. Il bicchiere tipico da whisky è quello a fondo spesso, alto una decina di centimetri e senza svasatura. Gli esperti, però, preferiscono un bicchiere diverso, simile a quello da cognac. L’ideale è il bicchiere tipico da Sherry: stelo corto, calice panciuto e a forma di tulipano, con l’imboccatura un po’ chiusa che convoglia meglio gli odori verso il naso.

 

BROOKLYN

Dosi per 2 persone:

2/3 whisky rye(60g)

1/3 vermouth rosso (20g)

1 goccia di maraschino

1 goccia di Amer Picon

Si prepara nel mixing glass, con alcuni cubetti di ghiaccio cristallino, versando gli ingredienti nell’ordine indicato e mescolando con un cucchiaio lungo. E’ consigliabile sia per l’aperitivo sia per altre occasioni. Gli inventori di questo cocktail, gli americani, lo servono come dessert.

 

                                                                 Pasquale Mastropasqua 

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