Joe Beef

LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

Questa volta, invece di una dinastia oppure di una famiglia capaci di costruire grandi catene alberghiere o hotel di lusso dalla prestigiosa tradizione, parliamo di un individuo che fece dell’ospitalità un dovere verso i suoi similii, quelli meno fortunati e più bisognosi d’aiuto. Il suo nome era Charles McKiernan, ma in Canada, dove esercitò prevalentemente la sua missione umanitaria, tutti lo conoscevano come Joe Beef. 

         La guerra di Crimea si svolse dal 1853 al 1856. Vide su opposti schieramenti  da una parte l’Impero Russo, il cui Zar Nicola I era convinto della debolezza dei turchi e della neutralità della Regina Vittoria  in caso di attacco militare moscovita, e dall’altro una coalizione di stati intervenuti , invece, in soccorso dell’Impero Ottomano, fra cui il Regno di Sardegna, la Francia e proprio il Regno Unito. Fu un conflitto molto duro per le condizioni in cui avvenivano gli scontri (vi furono 370.000 vittime della guerra vera e propria e più di un milione fra la popolazione e le truppe per una terribile epidemia di colera) e particolarmente cruento, il primo che vide gli inviati speciali dei giornali trasmettere le loro cronache in tempo reale grazie all’invenzione del telegrafo. Nel contingente inglese inviato lungo le coste del Mar Nero c’era un furiere, appena diciottenne, di origini irlandesi assegnato alla 10° Brigata della Royal Artillery che si meritò dalla truppa il soprannome di Joe Beef poiché, nonostante le difficoltà dovute alle condizioni particolarmente disagevoli in cui si operava, trovava sempre il modo di inserire carne nel rancio giornaliero. Il suo vero nome era Charles McKiernan. Nato a County Cavan cittadina dell’Ulster nel 1835, dopo un’infanzia segnata dalle ristrettezze economiche, si arruolò nell’esercito dove imparò a cucinare, gestire ed organizzare il vitto quotidiano per numerose persone. Esperienza che gli tornò assai utile quando, siamo nel 1864, venne trasferito nel Quebec come responsabile delle mense militari e più tardi a Montreal. Nel 1868 decise di andarsene dall’esercito e aprì una taverna, sempre a Montreal, denominata Crown and Sceptre, dove offriva per cifre molto modeste da mangiare e da dormire.  La taverna consisteva in una grande costruzione molto semplice a forma di cubo, risalente agli inizi del secolo XIX, dove al piano terreno era disposto il ristorante mentre ai piani superiori si trovavano le camere da letto. Le capacità di accoglienza dovevano essere notevoli viste le dimensioni del caseggiato. Ben presto, dal momento che non cacciava nessuno anche se sprovvisto di denaro (pretendeva lavoro in cambio dell’ospitalità) si accalcavano alla sua porta file di indigenti. Di fatto il suo non era un ostello, la qualità del cibo era ottima e i piatti da scegliere numerosi. Inoltre per accedere all’albergo era necessario osservare delle rigorosissime regole d’igiene e di pulizia, anche corporale, che rendevano assai piacevole il soggiorno dei normali cittadini, tenendo invece lontani sfaticati e barboni. Joe si era sempre dimostrato assai distante dalle chiese e dai dogmi religiosi, per cui nella sua attività filantropica era mosso essenzialmente dalla volontà di aiutare in modo concreto le classi meno abbienti che popolavano la società civile della seconda metà dell’Ottocento. La migliore prova di solidarietà la dette nel 1877 durante lo sciopero degli operai del Lachine Canal, il corso d’acqua che separava l’isola di Montreal dalla terra ferma e che rappresentava uno degli snodi economici più importanti della città. In favore degli scioperanti  produsse 3.000 pagnotte e 500 galloni del suo famoso stufato favorendone la resistenza fino alla sospensione dell’agitazione. E non finì lì, pagò anche le spese di viaggio della delegazione operaia che si recò nella capitale Ottawa a perorare presso gli uffici governativi la causa dei lavoratori. Si narra che nella cantina della taverna tenesse quattro orsi neri, dieci scimmie, tre gatti selvatici, un istrice ed un alligatore. A volte, sembra, che utilizzasse qualche orso per sedare le risse che scoppiavano fra gli avventori.  Nonostante la bontà d’animo e il sostegno offerto ai diseredati la fortuna non fu benigna con Joe Beef, infatti nel 1871, appena trentaseienne, perse la prima moglie ed egli stesso, a causa di un improvviso attacco cardiaco, perse la vita a soli 54 anni il 15 gennaio del 1889. Al funerale parteciparono migliaia di persone di ogni ceto sociale e oltre cinquanta società operaie, mentre al passaggio del feretro chiusero tutti i negozi. La grande dimostrazione di affetto tributatagli dalla “sua” città fu il modo migliore per onorare un uomo “dal cuore immenso”.

                                                                         

Stelvio Catena

 

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