La settima sinfonia di Beethoven

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Quando cercava divertimento e allegria, Ludwig Van Beethoven, disertava i salotti e le dimore dell’alta aristocrazia tedesca, alla disponibilità economica della quale doveva comunque molte delle possibilità di esercitare la libera professione di compositore, per infilarsi in locande nei sobborghi della città di Vienna. A quella sana e disinibita vitalità dedicava il tempo libero, anche perché veniva lasciato in pace dai borghesi curiosi di commentare la sua opera.  

 

Grinzing è una località alla periferia di Vienna dove si trovano le Heurigen (da heurige, vino novello), taverne semplici e rustiche, in cui, in un ambiente conviviale e sereno, si passano volentieri momenti spensierati in compagnia di ragazze e buon vino, con sottofondo musicale dal vivo. Agli inizi del secolo XIX era assai in voga il cosiddetto “quartetto viennese”, composto da fisarmonica, chitarra e due violini. Ludwig Van Beethoven ebbe nella zona almeno quattro abitazioni, delle trenta che abitò nel lungo soggiorno viennese, in periodi diversi della sua vita. Conosceva bene le vecchie case e gli stretti viottoli che ne compongono il paesaggio e vi trascorreva momenti  nei quali il divertimento cercava di lenire l’inquietudine interiore che caratterizzò la sua tormentata esistenza. Intorno al 1812 il compositore era ormai giunto all’apice di quello che gli storici definiscono il “periodo eroico” , iniziato con la creazione della 3° sinfonia (detta appunto “Eroica”) e conclusosi con la 7° composta proprio in quell’anno. Lo spunto per la nascita di questo capolavoro della musica sinfonica si deve all’incontro fra il maestro e un amico, il violoncellista Nikolaus Zmeskall, al ristorante Die Swiesse Schwan. I due si incontravano spesso e scambiavano le diverse opinioni artistiche in allegria, probabilmente davanti ad una ciotola di Frittatensuppe (una frittata tagliata a striscioline e servita in una tazza di brodo caldo), seguita da un bel piatto di Tafelspitz (un gustoso pezzo di manzo bollito nel brodo che viene servito con una salsa di erba cipollina, patate arrosto e mela) oppure dalla saporita Wiener Schnitzel (cotoletta di vitello impanata e fritta) e, per concludere, da una gustosa fetta di Topfenstrudel (uno strato sottilissimo di pasta da strudel  ripiena di quark, una specie di ricotta, e uvetta). Il tutto annaffiato da diverse caraffe di vino rosso del Reno di cui il compositore era un grande estimatore.  Beethoven in quei mesi ancora riesce ad udire, con grande sforzo e grazie ai numerosissimi apparecchi di tutte le dimensioni che porta sempre appresso, ma è ormai assai prossimo alla completa sordità. Sapendo dell’inarrestabile progredire della malattia all’udito e vessato dai continui dolori all’addome e agli occhi, il grande musicista gusta con particolare piacere i rari periodi di letizia che gli vengono offerti dalla vita. È stato, quello appena trascorso, un momento di grande creatività espressiva, alle due sinfonie citate in precedenza vanno, infatti, aggiunte la Sonata per pianoforte n° 23, detta l’Appassionata, il Triplo Concerto, il Fidelio, unica opera creata dal genio di Bonn, ed altre composizioni da camera. Un momento in cui la volontà di divertirsi concede al maestro una vitalità ed una esuberanza creative che rispecchiano pienamente il periodo di grazia in cui versa. Proprio la 7° sinfonia, da molti giudicata la migliore per estro e vena melodica anche superiore alla celeberrima 9°, è il simbolo di tale ciclo della vita del compositore, il buonumore pervade la cascata di note, tutte improntate ad una gioia definita da alcuni critici “fragorosa”, una vera e propria festa di ritmi. Spensieratezza che è testimoniata da una lettera che Ludwig scrive all’amico Nikolaus il 10 febbraio 1811 conclusa così, dopo alcune considerazioni su Goethe e Schiller,: “Chiudo perché stanotte sono rientrato alle 4 da un baccanale. Ho dovuto ridere e ridere, ma oggi ho voglia di piangere; la gioia chiassosa mi ricaccia in me stesso”. Francamente si fa un po’ fatica, in virtù dei ritratti giunti fino a noi caratterizzati da un cipiglio sempre assai scontroso, ad immaginare un Ludwig Van Beethoven sorridente, eppure anche lui ebbe in una esistenza piuttosto breve, si spense all’età di 56 anni, attimi di genuina felicità che riuscì a trasporre nel pentagramma con risultati sublimi.

 

 

 

                                                                          Stelvio Catena

 

 

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