L’alta cucina si sposta a Singapore

ATTUALITA’

Si è aperto l’11 u.s. il World Gourmet Summit di Singapore, che vede riuniti nell’isola e città stato ubicata all’estremo sud della penisola malese in pieno Oceano Indiano, fino al 25, tutti i maggiori chef delle diverse cucine internazionali che presentano alcuni dei loro piatti più importanti. Un’ulteriore dimostrazione di come il continente asiatico sia impegnato in una rivalutazione e diffusione delle proprie “tipicità gastronomiche” in grado di penetrare con efficacia all’interno delle culture alimentari dell’occidente.

È, a ragione, considerata la più importante kermesse culinaria d’Oriente. I quindici giorni del World Gourmet Summit, che si svolge nei 623,1 km² di territorio della città stato di Singapore, devono considerarsi la vetrina meglio organizzata e più ricca di talenti internazionali che il continente asiatico è capace di offrire al pubblico dei buongustai sparso un po’ in tutto il pianeta. Giunta alla sua decima edizione, grazie all’impegno dell’Ente del Turismo della città asiatica e della Peter Knip Holding, la manifestazione continua ad attirare i palati fini sparsi nei diversi paesi, grazie alla miriade di iniziative messe in moto dagli organizzatori e alla presenza di alcuni dei cuochi di maggiore fama internazionale. In prima fila gli chef locali che, grazie al progredire della globalizzazione, si stanno ritagliando identità sempre più definite e gradite al pubblico. È il caso dell’idolo di casa, quel Sam Leong, in grado, con il suo granchio al wok con cake al radicchio, di soddisfare anche il cliente più esigente. Il piatto riesce ad amalgamare con sapienza e gusto alcuni elementi caratteristici della cucina asiatica, ad esempio il wok  è una specie di padella semisferica tonda utilizzata nella cucina cinese tanto per le fritture che per la cottura a vapore, con alimenti di origine occidentale (radicchio, grana), dando vita alla realizzazione della cosiddetta fusion fra tradizioni culinarie diverse, che appare così in voga presso i cuochi di maggior valore del momento. Del resto l’incontro di ingredienti diversi e una delle caratteristiche principali delle tradizioni costituenti il retaggio culturale dell’isola all’estremo sud della penisola malese,  la stessa etnia prevalente, Peranakan, non è pura ma il risultato dell’incontro di quella malese con la cinese. Non è, perciò, un caso che uno dei massimi rappresentanti di questa recente tendenza gastronomica, Alex Chow, sia tra i protagonisti della manifestazione. Alex, attivo a Londra presso i fornelli del “Kai Mayfair” prestigioso ristorante cinese, da tempo cerca di amalgamare i profumi d’oriente con i gusti cari al palato occidentale creando pietanze capaci di evocare i diversi continenti, tentativo che gli ha anche permesso di potersi fregiare di 1 stella Michelin. L’Italia è rappresentata da Andrea Berton, cuoco attivo al “Trussardi alla Scala”, che di stelle della autorevole guida gastronomica transalpina ne ha collezionate, fino ad oggi, ben 2. Interessante il programma di questa edizione, a partire dalle novità: il “Grandeur del vino”, che associa le etichette di maggior valore presenti nel mercato attuale ad una cucina d’eccellenza, oppure la “Chocolate Dinner”, cena di gala interamente basata sul cioccolato, o ancora il ”Kitchen Party”, esaltante dopocena con esibizioni dal vivo nella cucina di uno dei leading hotel di Singapore. Naturalmente si confermano i numerosi workshop, laboratori, degustazioni e cene a tema, che formano le vere e proprie colonne portanti della quindici giorni enogastronomica. Da sottolineare come l’allestimento 2010  preveda anche il riconoscimento di ben 27 premi e l’assegnazione di 6 borse di studio. Un esempio significativo di come si debba operare per far conoscere al mercato internazionale prodotti, metodologie, piatti, tecniche, facenti parte di una cultura culinaria, quella asiatica, tra le maggiori presenti sul pianeta e di come contrastare l’”invasione” di tipologie di consumo gastronomico estranee alla tradizioni locali e simboli concreti di un tentativo di colonizzazione alimentare, che nasconde interessi economici considerevoli. Sarebbe auspicabile che anche altre culture, altrettanto valide e consolidate (il riferimento a quella italiana non è assolutamente casuale) si attrezzino per la messa in campo di iniziative del genere, capaci di diffondere nel mondo intero le proprie eccellenze.

        

                                                                Stelvio Catena

 

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