Leggere Proust

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Torniamo al ristorante dell’Hotel Savoy di Londra per un rendez – vous gastronomico di grande importanza per la storia della letteratura del XX secolo. Protagonisti un nobile rumeno in stretto contatto con il mondo artistico parigino, Antoine Bibesco, e un giovane intellettuale nativo  della capitale transalpina, che viene considerato dalla critica uno dei padri dello “stile moderno” nel romanzo francese, Paul Morand. 

 

L’ottobre del  1914 a Londra fu, come sempre, piovoso. In uno dei primi giorni del mese al ristorante del prestigioso ed esclusivo Hotel Savoy, Paul Morand attendeva degli ospiti a cena. Il Grill del Savoy era uno dei migliori locali della capitale britannica. Dal 1890 al 1898 lo aveva diretto il grande chef francese Auguste Escoffier, vero e proprio innovatore della cucina internazionale ed autore di numerosi volumi sull’argomento,  fornendogli un impronta di raffinata classe che ad oggi non ha ancora perso. Morand era un giovane di belle speranze e dai modi assai eleganti avviato alla carriera diplomatica, in quel periodo lavorava appunto all’ambasciata francese a Londra, con una grande passione per la letteratura. Era al tavolo da qualche minuto e sorseggiava una flute di champagne nell’attesa che arrivassero gli altri, mentre all’esterno scendeva una pioggia fitta ed insistente. Eccoli, finalmente. Dei due conosceva soltanto Antoine Bibesco, principe di origini rumene, che gli aveva preannunciato la sua venuta in compagnia di un amico. Il nobile portava con se il libro di un conoscente pubblicato undici mesi prima, nel novembre del 1913, a spese dell’autore: Du côté de chez Swann (Dalla parte di Swann) di Marcel Proust. L’incontro era stato deciso proprio perché Morand, di cui Bibesco aveva molta stima anche e soprattutto come intellettuale, leggesse il volume. Tre editori, fra cui Gallimard dietro consiglio di Andrè Gide, avevano rifiutato l’opera, l’ultimo in ordine di tempo Ollendorf. Il lettore da questi incaricato di esprimere una valutazione dell’opera stroncò lo scritto con una frase che è rimasta famosa: “Sarò particolarmente tonto, ma non riesco a capire come questo signore possa impiegare trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno”. Bibesco, oltre ad essere un vero amico di Proust, ammirava il romanzo e stava facendo il possibile per dargli il successo che, a suo avviso, meritava. Il diffonderne la conoscenza presso l’élite intellettuale parigina era uno dei compiti che si era prefissato. Dopo i saluti di rito iniziarono la cena. Le specialità della casa, che riserva da sempre una particolare attenzione alla cucina locale, consistevano essenzialmente nella cacciagione e carni rosse, in particolare brasati e una sella d’agnello di grande qualità, spesso accompagnate da un perfetto Yorkshire pudding. Il discorso era focalizzato sull’opera e sul suo autore. Parlando di Swann il principe rumeno lo descrisse come un personaggio misterioso protagonista di un’opera senza possibili confronti, unica nell’intera storia della letteratura. Morand rimase così colpito dall’enfasi con cui gli veniva presentato il romanzo che, una volta a casa, iniziò a leggerlo con avidità. Anche il suo fu un giudizio entusiasta. Paragonò l’autore ad un nuovo Flaubert e l’opera ad una nuova Educazione sentimentale. In seguito nel ringraziare gli amici per la segnalazione parlò di Proust come di un vero grande scrittore. Passò meno di un anno e Marcel Proust fece visita a Paul Morand, tornato a Parigi, nella sua casa di rue Galileo. Era il 3 agosto 1915 e, intorno alla mezzanotte, lo scrittore si presentò in pelliccia con i grandi occhi segnati dall’insonnia, un viso pallido e la linda camicia di altri tempi che non riusciva a stare chiusa, nonostante la cravatta anch’essa non certo di ultima moda. Un personaggio del 1905, vestito esattamente alla moda del 1905. Divennero amici sinceri, tanto che Proust scrisse la prefazione alla prima opera letteraria di Morand, Tendres Stocks, nel 1921. Il diplomatico – scrittore  raccontò dell’amico che quando in occasione della Prima Guerra Mondiale vennero richiamati tutti i riformati, questi gli chiese se, vista la sua abitudine di dormire durante il giorno, fosse possibile, magari intercedendo presso qualche conoscente militare, fissare l’appuntamento per la visita intorno alla mezzanotte.

 

 

                                                                        Stelvio Catena

 

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