Lo shaker, strumento indispensabile nelle mani del barman

DAL MONDO HORECA

Nella preparazione dei cocktails si parla sempre di questo o di quell’ingrediente, delle rispettive quantità e di come servirlo ma ci si dimentica spesso e volentieri di spendere qualche parola in più sullo strumento che fa si che un cocktail sia tale: lo shaker.

Lo shaker, che in realtà dovrebbe chiamarsi cocktail shaker, strumento oramai presente in tutti i bar del mondo, è un contenitore dotato di un tappo, generalmente avvitabile, indispensabile per la preparazione di un elevato numero di cocktail, in particolare quelli a base di succhi di frutta, zucchero, sciroppi, liquori con un elevato contenuto di zuccheri, caffè e latte.

Lo shaker ha un’antichissima tradizione, infatti agli inizi dell’ormai lontano 1871, tale William Hernett presentò all’ufficio brevetti di New York richiesta di licenza per la fabbricazione di uno strumento da utilizzare per miscelare le bevande. Ad ulteriore dimostrazione della sua anzianità il Franklin D. Roosevelt Presidential Library and Museum di Londra conserva ancora quello tutto in argento che Roosvelt allora Presidente degli Stati Uniti d’America usò per prepararsi il primo Martini dopo la fine del proibizionismo.

Cominciamo col dire che esistono tre tipi di shaker, quello continentale, quello americano e quello francese. Ma quelli più diffusi e utilizzati sono lo shaker continentale e quello americano.

Lo shaker continentale è composto da tre pezzi, una parte inferiore di metallo ove vengono inseriti il ghiaccio e gli ingredienti, una prima parte superiore costituita da un tappo-colino generalmente in plastica ed un coperchio da porre sopra il tappo-colino. Lo shaker continentale va impugnato con il pollice sotto la base e le altre dita della mano che lo avvolgono verticalmente, l’altra mano viene usata come supporto per la “shakerata”. Questa infatti deve avvenire con un movimento veloce delle mani, quasi a disegnare un arco nello spazio, sempre lateralmente al corpo, all’altezza della spalla sinistra o destra che sia.  Il cocktail va versato semplicemente togliendo il coperchio e con un accennato movimento circolare che evita che il ghiaccio utilizzato vada ad ostruire i fori del tappo-colino e al tempo stesso che cadano gocce sul vassoio da servizio o sul bancone. Lo shaker americano è composto da due parti, una in acciaio, più grande e l’altra in vetro, più piccola che s’incastrano una nell’altra, nella parte in acciaio s’introduce il ghiaccio, in quella di vetro tutti i liquidi necessari per la preparazione del cocktail. Viene impugnato con il pollice sotto la base e le altre dita ad avvolgerlo verticalmente, l’altra mano serve a tenerne unite le due parti. La tecnica di “shekerata” è più o meno la stessa, movimento laterale e veloce a compiere un arco nell’aria, e dovrebbe terminare facendo in modo di lasciare il ghiaccio e il cocktail (ormai pronto) nella parte in acciaio. Si apre con un colpo del palmo della mano sul punto di unione delle due parti. Champagne, spumante non vanno mai agitati nello shaker!  Lo shaker va lavato con acqua fredda e detersivo neutro, soprattutto dopo averlo utilizzato per la preparazione di cocktails a base di uova, gelato e liquori con aroma molto forte.

 

                                                                 

Pasquale Mastropasqua

 

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