Mister wine lover (2)

DAL MONDO HORECA

Prosegue il nostro viaggio all’interno della categoria, secondo i dati in nostro possesso sempre più numerosa, degli amanti del buon vino. Questa volta andiamo a sondare le più diffuse preferenze riguardo etichette, le tipologie di prodotto di maggior successo,la spesa media per bottiglia ed altre informazioni che ci possono aiutare a meglio definire il profilo di coloro che formano un importante e dinamico cluster di consumatori .

 

Nel precedente articolo abbiamo tracciato una sorta di identikit dell’attuale appassionato di enologia, definito dalla dizione anglosassone wine lover. Proviamo ora a capire come la nostra penisola è attrezzata ad assorbire questa nuova ondata di amanti del buon bere. Una prima considerazione riguarda la qualità dei prodotti offerti al pubblico. Naturalmente il valore della singola bottiglia trova un termometro affidabile nel costo unitario. Nei 46 milioni di ettolitri di produzione previsti quest’anno, un +7,0% rispetto ai 43 milioni del 2007, c’è un po’ di tutto, dai prodotti dal costo al dettaglio di meno di 2 euro (30,0% delle vendite nelle strutture della grande Distribuzione Organizzata), a quelli da 2 a 3 euro (36,0%), ad altri da 3 a 5 euro (27,0%), poi da 5 a 7 euro (5,0%), per terminare con l’offerta superiore a 7 euro (2,0%). Alcune tipologie di vino non trovano spazio negli scaffali dei supermercati perché rischiano di diventare imbevibili per il tempo che sono destinati a trascorrere nei lineari, pensiamo al Sassicaia, vino toscano prodotto esclusivamente nella zona di Livorno, il cui prezzo di mercato varia dai 70 ai 1.100 euro secondo le annate (ad esempio quella del 1985 raggiunge cifre da capogiro essendo stata giudicata dagli addetti ai lavori “storica”). Sempre nell’ambito della GDO, grazie alla ricerca condotta da Iri Infoscan per Vinitaly 2008, abbiamo uno spaccato dei top five più venduti nell’anno appena trascorso. Al primo posto con 8,8 milioni di litri acquistati si classifica ancora il Chianti che registra comunque una piccola flessione (-3,6% rispetto al 2007), per un fatturato di 35,4 milioni di euro (-1,2%), ad un’incollatura dal Montepulciano d’Abruzzo con 8,1 milioni di litri (+4,1% versus il 2007) e 21,5 milioni di euro (+5,5%). La performance migliore l’ottiene il Nero d’Avola capace di vendere 7,6 milioni di litri (+24,1%) che producono 22,9 milioni di euro (+14,1%). A seguire Bonarda dell’Oltrepò pavese con 4,2 milioni di litri (+9,1%) per 15,3 milioni di euro (+3,9%) e, unico bianco in classifica, chiude l’elenco il Müller Thurgau con 3,1 milioni di litri (+8,2%) in grado di incassare 15,1 milioni di euro (+6,3%). I prezzi al dettaglio variano dai 2,99 euro a bottiglia del Chianti ai 1,98 del Montepulciano, dai 2,26 del Nero d’Avola ai 2,69  del Bonarda per chiudere con i 3,64 euro medi richiesti per una bottiglia di Müller Thurgau. Il Veneto resta la regione vinicola per definizione con le sue 20 etichette doc. Le previsioni per l’annata in corso riservano alle regioni andamenti diversi : in crescita soprattutto al sud (+40% in Sicilia, +10% in Puglia e Campania), altalenante al centro (-5% Toscana, +10% Lazio), stazionaria (ferme Trentino, Emilia e Veneto) o in leggero calo al Nord (-10% Lombardia, -5% Friuli e Piemonte). Un’industria con un giro d’affari, compreso l’indotto ed i servizi annessi, di 20 miliardi di euro in grado di dare lavoro ad oltre 700 mila addetti, che diventano 1,2 milioni se consideriamo l’intera filiera commerciale. I terreni adibiti a tale produzione sfiorano i 700 mila ettari, di cui il 35% circa destinati alla coltivazione di vigneti doc o docg. Una fetta importante di prodotto viene esportato (quasi il 40%) in particolare negli Stati Uniti (24,3% delle esportazioni), Germania (21,1%), Gran Bretagna (13,2%), Svizzera (6,6%), Canada (5,7%) e Francia (2,4%). A proposito dei nostri cugini transalpini siamo in procinto di menare un fiero colpo alla loro proverbiale grandeur,  sembra che la vendemmia 2008 certifichi il sorpasso nella produzione continentale in ettolitri da parte della penisola con i suoi 46 milioni rispetto ai 44 previsti in Francia. L’effetto mondiali di calcio continua.

 

                                                                            Stelvio Catena

 

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