Quando a vincere è il design

NUOVE TENDENZE

Quando si parla di bar o ristoranti, e più in generale di locali adibiti all’intrattenimento, la qualità dell’offerta, l’abilità dei gestori, il fascino dei prodotti, l’originalità delle proposte, la cortesia del servizio, assumono un valore diverso agli occhi del consumatore, se sono incorniciate in un ambiente di particolare originalità. Sempre di più gli aspetti architettonici e ornamentali, meglio se ideati da professionisti e creativi all’avanguardia, assumono importanza nel successo di un esercizio votato al divertimento.  

 

                                                                                   Stelvio Catena

 

Poco oltre la metà del film “Mulholland Drive” di David Linch (2001), le due protagoniste, Betty (Naomi Watts) e Rita (Laura Harring), assistono a una performance, basata sulla difficoltà di distinguere la realtà dalla finzione, in un fantomatico “Club Silencio” dall’aspetto decisamente onirico, dove la platea è composta da una serie di poltroncine e tavoli contraddistinti da un gioco cromatico blu – rosso e il piccolo palco, in cui spicca un vecchio microfono anni ’50, risulta completamente fasciato da un sipario anch’esso di un rosso brillante. L’effetto ottico, amplificato da un uso sorprendente delle luci, ci porta in un mondo immaginario dove sogno e realtà si fondono in un nodo inestricabile quanto affascinante. La stessa sensazione che l’accorto avventore avverte entrando nella versione parigina del “Club Silencio”, questa volta concreto e aperto al pubblico, allestito dallo stesso Linch nella capitale francese, e che riprende dalla versione cinematografica tanto gli elementi di arredo che la misteriosa e seducente atmosfera. Aperto nell’agosto dello scorso anno al 142 di rue Montmartre, in quella che fu la tipografia de L’Aurore il quotidiano socialista che nel 1898 ospitò il celebre J’accuse di Emile Zola sull’affare Dreyfus, rappresenta uno degli esempi di maggior effetto di come il design possa trasformare luoghi e ambienti, fornendo loro un fascino e un carattere tutti speciali. Per il “Club Silencio” sono bastate luci soffuse, volte dorate, superfici trasparenti e opache, poltrone in pelle nera Black Bird realizzate da Raphaël Navot, per riprodurre quell’aria di mistero e di ambiguità tanto care al regista americano. Del resto definire in maniera chiara questo spazio diventa impresa ardua, dal momento che si tratta di una combinazione di bar, ambiente per concerti e spettacoli dal vivo, cinema, biblioteca d’arte e fumoir, in piena armonia con l’eclettica personalità del suo proprietario. Ecco come la contaminazione tra arte, architettura, progettazione e cinema, uniti a una cura maniacale al dettaglio, riescano a fornire al locale un’individualità spiccata, capace di renderlo unico nel panorama dell’offerta. In tale direzione ha agito anche il “Logomo Cafè”, tre ampie costruzioni, ex magazzini, a Turku cittadina di quasi 300.000 abitanti nella Finlandia sud – occidentale, ideato dall’artista tedesco Tobias Rehberger, particolarmente attratto dallo studio e dalla rappresentazione delle mitologie contemporanee. Il grande spazio, capace di ospitare pièce teatrali, concerti dal vivo, rassegne d’arte, mostre fotografiche, persino opere sinfoniche e melodrammatiche, si presenta completamente bianco solcato da linee nere in cui sedie, pareti e pavimenti si mimetizzano con mobili realizzati ad hoc da Artek, l’azienda fondata nel 1935 dall’architetto Alvar Aalto, esponente di spicco dell’architettura organica che si prefiggeva un rapporto armonico tra uomo e natura. Ispirato ai cupi interni  londinesi il lavoro di Tom Dixon, designer di origine tunisina ma cresciuto nella capitale britannica di cui sembra aver assorbito in profondità gli intimi umori, il “Tazmania Ballroom”, bar e sala da biliardo in pieno centro di Tokyo, è tutto giocato sul tema della luce e dei suoi riflessi. Mobilio essenziale e stilizzato, superfici smaltate dove la luce rimbalza in tanti piccoli fuochi, ampi spazi liberi, bancone illuminato a giorno con specchi a parete, il tutto sembra convergere verso i lucenti biliardi, dal panno rosso bordò, posti al centro della vasta sala. Un tuffo nell’ambiente tipico degli esclusivi e raffinati club anglosassoni in versione new age. Completamente immerso nella lussureggiante vegetazione di Brumadinho, nel sud del Brasile è , invece, il ristorante “Oiticica”, sorto dalla fantasia di due giovani creativi carioca, Maria Paz e Thomaz Regatos dello studio Rizoma Arquitetura. Le grandi palme  che ne lambiscono il perimetro della parte chiusa, mentre si mescolano all’arredamento in quella all’aperto, sembrano essere parte stessa del complesso architettonico in cui dominano le linee verticali e l’arredo è completamente rappresentato da complementi di colore bianco. Tavoli, sedie, lampade spiccano come candidi elementi strutturali, appoggiati su di un pavimento dal parquet chiaro, appena ravvivati da tovagliette e tovaglioli color carta da zucchero. La struttura, costruita in soli tre mesi, è immersa nell’orto botanico che ospita il centro di arte contemporanea Inhotim e sembra essere parte stessa dell’originale paesaggio naturale. Esempi tangibili, quelli fino ad ora presi in esame, di come l’attenzione alla forma, che comunque non va mai disgiunta dalla qualità dei contenuti, possa rivelarsi un importante fattore di successo nel variegato panorama competitivo attuale.

 

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