Shot, un colpo e via

DAL MONDO HORECA

Lo shot, il nostro cicchetto, è un piccolo bicchiere da bar diffusosi negli anni quaranta che col passare del tempo ha cominciato  a individuare  una vera e propria tendenza nel campo “drink and cocktails”, tendenza che ha conquistato, locale dopo locale, sempre più consensi  tra i gestori ma soprattutto tra i consumatori. Lo shot si oppone ai classici “long drink” proponendosi come “un colpo e via”, da buttare giù sempre tutto d’un fiato, più o meno alcolico che sia.

Un importante way to drink, dal forte potere aggregativo, lo shot infatti identifica un modo di bere in compagnia,  al bar da soli si consuma un normale drink, con gli amici e in momenti particolarmente “happy” lo shot è di solito protagonista.

Originariamente legato al piccolissimo bicchiere utilizzato negli Stati Uniti durante il periodo del proibizionismo, come forma più rapida di assunzione di superalcolici attraverso il quale si riusciva ad evadere il controllo delle autorità, darà poi vita in seguito ad un nuovo modo di bere che si diffonderà rapidamente nella vecchia Europa conquistando diverse declinazioni a seconda del gusto di ogni paese.

Tra i più famosi si ricordano quelli di origine messicana e cubana. Diverse tipologie di rum, ognuna delle quali servite nel tipico bicchierino spesso accompagnati da prodotti di diverso genere quasi sempre si tratta di succhi di frutta, dolci e densi che ne esaltano il gusto e allo stesso tempo attutiscono “l’impatto” dell’alcol con lo stomaco.

Di forte tendenza anche la tequila la quale spesso e volentieri viene bevuta con l’aiuto di un pizzico di sale ed un spicchio di limone (Tequila sale e limone), oppure mixata con dell’acqua tonica e tracannata dopo averla coperta con il palmo della mano e sbattuta sul banco due volte (Tequila bum bum).

Non solo Messico e Cuba nel mondo degli shot,  forti le influenze nelle varie creazioni, provenienti da altre parti del mondo. Dal Regno Unito arriva lo “Slippery Nipple” letteralmente “Capezzolo scivoloso” in pratica un mix tra Sambuca e Baileys nel quale si fa galleggiare una ciliegina (che rimanda all’ idea  del capezzolo). Direttamente dagli Stati Uniti “atterra” nei nostri bar  il B-52 il cui nome  rievoca il bombardiere utilizzato dall’esercito USA nella guerra in Vietnam, preparato con liquore al caffè, crema Baileys e Grand Marnier  che, se preparato correttamente, si presenta in tre strati, in quanto gli ingredienti, a causa della loro diversa densità, tendono a separarsi visibilmente, e va bevuto, o tal quale, in un colpo oppure con un curioso effetto scenografico, con una cannuccia, mentre viene infiammato. La Francia dei poeti maledetti è la patria della nota “fata verde”, l ‘assenzio; superalcolico dalla storia tormentata, in passato più volte bandito dalla legge per i suoi poteri allucinogeni.

Nonostante siano molto diffusi, difficilmente troviamo una drink list dedicata dedicata allo shot, ma generalmente l’offerta è  legata alla fantasia e alla creatività dei barmen che propongono ogni giorno alternative sempre nuove.

Goliardiche e svariatissime le modalità di consumo, dalla contemporanea e rapida bevuta in gruppo al “faccio tutto senza mani”, si beve addentando lo shot  cercando di non utilizzare le mani, arrivando alla bevuta in serie, si bevono 2/3 shots uno dietro l’altro senza fermarsi un attimo.

Consacrato anche da celebri film in particolar modo americani; in “Torna El Grinta” del 1975 il maresciallo Reuben J. ‘Rooster’ Cogburn, interpretato dal mitico John Waiyne era solito farsi diversi cicchetti quando era in missione, è una fonte di buoni guadagni, considerando il rapporto prezzo-quantità offerta, lo shot non solo arricchisce le “casse” dei gestori dei locali ma diventa anche opportunità per presentare nuovi suggestivi scenari nell’organizzazione di divertenti serate, in cui si omaggia il cliente con diverse tipologie di gadgets, legati al marchio del superalcolico che si utilizza per lo shot che si serve  fino ad arrivare anche a serate a premi in cui vince il gruppo capace di consumare una determinata  quantità di cicchetti nel minor tempo possibile, organizzando il tutto su un periodo abbastanza lungo in modo da consentire di smaltire il tutto, tenendo naturalmente sempre d’occhio il tasso alcolemico

 

                                                            

                                                        Geremia De Stefano

 

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