Un piatto…prezioso

ATTUALITA’

In lingua locale si chiama “Golden Kaiser Schnitzel” (Cotoletta d’oro dell’Imperatore) e non è altro che una cotoletta panata e ricoperta da uno strato abbastanza fitto di scagliette d’oro a 24 carati. È possibile ordinarla a Düsseldorf e precisamente al ristorante Schnitzerlhuber in Berger Straße, di proprietà di Thomas Huber. Una variante, non saprei dire se più gustosa ma di sicuro molto molto più costosa, al piatto principe della cucina meneghina che, di solito dalle nostre parti, si accompagna con un’abbondante porzione di patatine fritte.

Thomas Huber, intraprendente  e creativo imprenditore della ristorazione tedesca, afferma di averne scovata la ricetta nientemeno che in un libro di storia. Si tramanda, infatti, che fosse un imperatore bizantino a cibarsi di carne ricoperta con frammenti sottilissimi del giallo e prezioso metallo. L’utilizzo dell’oro nella preparazione delle pietanze non è cosa nuovissima, il piatto principe della cucina del grande chef nazionale Gualtiero Marchesi è proprio il risotto alla milanese (cioè con brodo di carne, cipolla e zafferano) ricoperto di lamelle del pregiato metallo, ma sollecita sempre la curiosità del consumatore. In questo caso è un piacere decisamente non a buon mercato, dal momento che una porzione costa al temerario (e facoltoso) ammiratore ben 150,00 euro. Però un altro ingrediente aiuta ad alzare il costo della pietanza e a renderla tanto preziosa da giustificare una cifra così alta per gustarla, un ingrediente che trova nella nostra penisola una delle aree di elezione: il tartufo bianco di Alba. Il prezioso tubero, il cui costo a chilo ormai raggiunge anche i 5 mila euro, aggiunto al costoso metallo rendono davvero unico il piatto e contribuiscono al suo notevole gradimento, secondo le dichiarazioni di Huber, presso i consumatori. Per il resto l’ingrediente basilare, cioè la carne della quale sembra ci siamo dimenticati, viene trattata come una normale fettina panata (il tartufo è presente anche nell’impasto predisposto per la panatura), ricoperta e lasciata friggere nell’olio. Nella scorsa Pasqua un pasticcere nostrano, Gabriele Ancarani di Novi Ligure, aveva trovato stimolante la sollecitazione di Gualtiero Marchesi ed aveva prodotto, in quantità limitate da laboratorio artigianale, un uovo al cioccolato arricchito (è proprio il caso di dirlo) con pagliuzze d’oro. “Le pagliuzze d’oro – aggiunge il frizzante creatore di dolciumi – sono di 24 carati, assolutamente commestibili”. Nel 2006, invece,  in Gran Bretagna la “Duerr”, celebre azienda produttrice di marmellate, per festeggiare i 125 anni di presenza sul mercato aveva messo in commercio una gelatina composta da: arance di Siviglia, whisky invecchiato 62 anni, champagne Pol Roger e, appunto, foglie d’oro. Il tutto confezionato in esclusivi barattoli di cristallo. Un chilo della prelibata mistura era in vendita alla modica cifra di 9.500 sterline (per onestà è importante sottolineare come il ricavo dalla vendita speciale, secondo dichiarazioni della società, sarebbe andato tutto in beneficienza). Il consiglio aziendale, per poterne assaporare appieno il gusto, suggeriva l’abbinamento con pane bianco e burro, scoraggiando l’uso della margarina, alimento notoriamente assai poco nobile. Certo una delle preoccupazioni maggiori dell’eventuale consumatore di prodotti alimentari con aggiunta d’oro, che per quanto pregiato rimane sempre un metallo, risiede proprio nella tossicità o meno della lega e nella possibilità da parte dell’organismo umano di metabolizzarne le componenti minerali. Le principali organizzazioni dei paesi occidentali hanno elaborato sofisticati standard per l’utilizzo nella preparazione di cibi di tali componenti, che sembra addirittura, secondo recenti ricerche cliniche, contengano molteplici proprietà benefiche, soprattutto rendono più bella la carnagione. L’industria appare interessata allo sviluppo dell’utilizzo alimentare dei ricercati metalli, tanto che un’impresa spagnola, la Golden International Distribution, ha creato la linea “Orogourmet”, attraverso la quale commercializza oro e argento in polvere, scaglie e granelli per la decorazione di piatti e pietanze, decorazione esclusivamente di forte impatto visivo, dal momento che tali componenti, essendo inodore e insapore, non provocano alcuna modifica al gusto originale delle portate. Le ricerche archeologiche indicano gli egizi ed i cinesi come popoli il cui consumo d’oro negli alimenti fosse assai diffuso e apprezzato, fornendoci gli strumenti per considerare queste popolazioni assai ricche, più che amanti della buona tavola.  

 

 

          

                                                           Stelvio Catena

 

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