Una tassa antiturismo sulla Capitale

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Alemanno ha annunciato per il 2011 un balzello da uno fino a dieci euro per i visitatori che soggiornano nelle strutture ricettive della Capitale. Le associazioni di categoria insorgono:  rischiamo di perdere molti clienti. E anche il ministro Brambilla critica: “E’ una misura iniqua che avrà ricadute negative sull’economia della Capitale”

C’è chi la definisce “un obolo che i turisti non avvertiranno, ma consentirà di migliorare i servizi della città”, come il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo, e chi, invece, la giudica “una misura iniqua che avrà ricadute negative sull’economia della Capitale”, come il ministro del Turismo, Michela Brambilla. Non se ne conoscono ancora i dettagli, ma la possibilità  di introdurre nel 2011 una tassa di scopo fino a dieci euro per chi soggiorna nella città eterna, fa già discutere e divide pezzi della stessa maggioranza di governo.

E’ vero, il provvedimento è in vigore in altre metropoli europee dal grande appeal come Parigi (un euro a notte), Amsterdam  (il 5%) e Barcellona(7%), ma le imprese alberghiere romane hanno già sofferto, e molto, per la crisi economica globale degli ultimi anni e sono riuscite a limitare le perdite solo grazie alla riduzione dei prezzi (mediamente dell’8,8%, spiega la Brambilla), adesso, il nuovo il balzello rischia di affossare ulteriormente i bilanci.

Il progetto del sindaco Alemanno dovrebbe prevedere una tassa progressiva. Il tetto di 10 euro sarebbe applicato solo ai turisti che spendono dai 300 euro in su, quindi per le strutture extra lusso, poi via via andrà a scalare. Per gli alberghi a quattro stelle, ad esempio, l’idea è di arrivare a un contributo di un euro, mentre i B&B potrebbero essere esentati.  Tutte ipotesi, per il momento. I ricavi? E’ difficile fare calcoli se non si conoscono  i dettagli dell’operazione.  Quello che si può dire è che Roma accoglie ogni anno circa 15 milioni di visitatori e che il turismo rappresenta il 12% del Pil della Capitale. L’eventuale tassa, restando nel campo delle ipotesi viste sopra, comporterebbe un esborso aggiuntivo di 160 euro per una famiglia di quattro persone che decida di fermarsi 4 giorni nella città eterna.  

Nell’attesa, le associazioni di categoria si stanno mobilitando. In primis la Federalberghi di Roma che, raccogliendo malumori degli iscritti, è pronta a farsi sentire. I più preoccupati sono i proprietari di Bed & Breakfast e quelli degli hotel di fascia media, che nell’incertezza sulle misure mettono le mani avanti: “Questa tassa – è il sentimento comune – andrà a colpire i più piccoli, così rischiamo di perdere molti clienti”

Ancora più esplicito il presidente di Confturismo Bernabo’ Bocca: “Noi ci eravamo detti favorevoli all’imposta sugli imbarchi degli aeroporti perché sarebbe ricaduta su tutti. Ma l’imposta di soggiorno non fa altro che penalizzare gli operatori del turismo. Siamo la terza industria del paese, con un indotto enorme e veniamo visti sempre come una mucca da mungere”.

Certo, perché, come evidenziato da Bocca, la tassa di scopo sul turismo non arriverebbe da sola. E’, infatti, allo studio una tassa da un euro per ciascun passeggero in arrivo e in partenza dagli scali romani che mette sull’allarme i presidenti di Confindustria Aica (associazione italiana catene alberghiere), Elena David, e Confindustria Alberghi, Maria Carmela Colaiacovo. “Le notizie sugli interventi per Roma – spiegano – sono estremamente allarmanti. Ipotizzare una tassa di soggiorno fino a 10 euro e un’addizionale di 1 euro sui diritti di imbarco in arrivo e partenza dagli aeroporti della capitale vuole dire chiudere le possibilità di recupero per un settore che già sta soffrendo gravemente per la crisi”.

                                                                           Mattia Ronchei

 

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