WiFi: ancora sotto sequestro

CAFFÈ LETTERARI

All’inizio del mese è stato prorogato per l’intero 2010 il Decreto anti – terrorismo varato nel 2005 dall’allora Ministro dell’Interno Pisanu.Con la proroga sono state di fatto confermate per altri dodici mesi le restrizioni sull’utilizzo della connessione ad internet riguardanti in particolare i pubblici esercizi. Una scelta che continua a penalizzare gli operatori economici del settore che cercano, faticosamente dal momento che si trovano a fronteggiare una persistente crisi dei consumi, di rilanciare i loro locali come centri di socializzazione e di intrattenimento


Il decreto anti – terrorismo, che porta il nome del Ministro dell’Interno dell’allora governo Berlusconi Giuseppe Pisanu, varato nel luglio del 2005 concernente, tra le altre cose, le regole di gestione delle modalità di connessione a internet nei pubblici esercizi, è stato di nuovo prorogato fino al termine dell’anno in corso. Presso i gestori e i clienti la notizia non è stata accolta con piacere dal momento che la normativa vigente impone una serie di restrizioni gravemente penalizzanti per gli operatori economici del settore. Ricordiamo, per grandi linee, i contenuti della legge n° 144 del 27 luglio 2005. In primo luogo impone un permesso specifico rilasciato dalla questura per poter offrire alla clientela l’accesso wifi (abbreviazione di Wireless Fidelity) alla rete web, poi rende necessaria l’identificazione certa degli utenti attraverso carta d’identità o numero di cellulare e, infine, obbliga a custodire il traffico effettuato in internet (il cosiddetto log) da ogni fruitore in modo che all’occorrenza sia consultabile dalle forze dell’ordine. Insomma una serie di passaggi burocratici che, oltre a ledere la libertà di azione dei clienti (con significative ricadute sulla salvaguardia della privacy del comune cittadino), complicano non poco la facilità  e tranquillità di accesso alla rete, scoraggiando eventuali avventori a usufruire del servizio del locale. Al giorno d’oggi i caffè – pasticceria o i bar, rispetto agli anni passati sono, in genere, meno frequentati e per molto meno tempo, proprio a causa di internet che tiene spesso i possibili avventori in casa a “navigare”. La funzione che per molti anni tali locali hanno svolto all’interno della comunità, quella di luoghi elettivi dello “stare insieme” per lo più maschile, oppure di rifugi per intellettuali squattrinati che al tavolino trascorrevano ore e ore leggendo o scrivendo, mentre sorseggiavano un tea al calduccio lontano dal freddo gelido delle inospitali camere in affitto, o, ancora, di spazi dove decantare la noia dei pomeriggi da “vitelloni” in interminabili partite a biliardo, sembra ormai sorpassata. Per questo la possibilità di trascorrere tempo in quella che, al momento, appare come una delle modalità preferite da larghi strati di popolazione, la navigazione in rete telematica, sembra un’importante opportunità per rilanciare il bar come luogo di aggregazione, dove riunirsi e dedicarsi alla propria occupazione prediletta in tranquillità, magari davanti a un bel punch caldo o un bicchiere di buon vino. Lungi da noi favorire qualsivoglia opportunità per il terrorismo di qualsiasi tipo e colore di svilupparsi e mantenere i contatti, ma riteniamo, altresì, che l’ostacolo alla più larga fruizione di alcune delle modalità di comunicazione maggiormente diffuse e utilizzate dai cittadini, generi soltanto irritazione e scontento presso gli utenti di quello che è stato definito, e a ragione, il mezzo di relazione interpersonale più democratico e veloce mai creato al mondo. E proprio facendo riferimento al dovere di preservare al massimo la democrazia e la libertà dei singoli, riteniamo doveroso da parte delle autorità rivedere i vincoli di legge, mantenendo una serie di controlli che non vadano però a ledere i diritti fondamentali dei cittadini. Esistono modi e tempi diversi di effettuare controlli, che nel grande sviluppo della tecnologia trovano continui strumenti innovativi, che non cozzano con la salvaguardia dell’autonomia decisionale dell’individuo. Accanto agli aspetti di natura etica e politica, ve ne sono altri che occupano anche la sfera economica poiché limitano le opportunità di crescita e di sviluppo di alcune piccole realtà imprenditoriali quali devono considerarsi i locali pubblici. Di fronte a un continuo mutare delle abitudini di consumo, che costringono gli esercenti a oculate politiche di gestione, e a periodi altalenanti nella disponibilità di risorse monetarie presso i consumatori, la possibilità di accedere a nuove forme di guadagno diventa essenziale per la sopravvivenza di molte realtà, che andrebbero, almeno a nostro avviso, sostenute piuttosto che ostacolate.

 

        

                                                     Stelvio Catena

 

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